DEI RE DI FRANCIA fregiar le corone dei re e i rcliquarii dei santi. Quelli clic si veggono su tali arnesi mandano così poco splendore clic si prenderebbero per tanti pezzi di vetro. Sotto questo regno non si conoscevano pure in Francia i merletti, e si portavano camicie di rascia. Viene notato per singolarità clic la regina avesse due camicie di tela. La dote delle ragazze regali in Francia a quel tempo era fissata a centomila scudi d’oro, il cui titolo nel i45a era di ventitré caratti e un ottavo, e il lor taglio di settanta e mezzo il marco; per conseguenza centomila scudi danno marchi mll-lcquattrocentodiciotto e tre settimi , i quali in ragione di lire settecentonovantotto, soldi sei e denari tre quarti ch’era il valore del marco d’oro avanti la rivoluzione, producono un milione centotrenladuemila quattrocentocinquantacin-que lire, soldi dodici, denari dieci e cinque ventottesimi. 1 tagli sotto questo regno erano di un milione settecento-mila lire. Una lettera dell’imperator Federico III a Carlo VII, dimostra che si davano il titolo scambievolmente di Serenità (N. Traiti des Dipi. Tom. VI p. 81 ). Sino a Carlo VII il latino era la sola lingua in cui si davano le lezioni pubbliche nell’università di Parigi. L’anno i/{58 Gregorio di Tiferne, discepolo di Emmanuele Chrisoloro, ottenne il permesso d’insegnarvi il greco. » Egli » fu il primo canale, dice Crevier, pel quale la greca let-» teratura siasi comunicata alle nostre contrade al rinasci-•! mento delle lettere ». L’ università sotto il regno di Carlo era composta di vcnticinquemila scolari; in quella di Praga se ne contavano ben quarantamila. Sotto il regno di Carlo VII furono trasportati in Provenza i gelsi bianchi; ma scorse un secolo senza che venissero impiegati a nudrire colle loro foglie i bachi da seta, Carlo VII che aveva le gambe troppo corte in proporzione della sua statura, che per altro non era che mediocre, per nascondere un tale sconcio rindossò 1’ abito lungo, quale portavasi sotto Filippo di Valois.