DEI RE DI FRANCIA • ÒJ.y I servigi resi da Arbogastc all’ impero gli meritarono sotto Teodosio il posto di mastro della milizia, c n’ era già rivestito quando Teodosio che si era disfatto di Massimo, l’anno 388 lo fé’ partire con un corpo di truppe per le Gallie per impadronirsi di Vittóre figlio di quel tiranno. Vittore fu arrestato facilmente e posto a morte il mese di settembre dello stesso anno. Arbogaste usando della propria autorità, destituì dai loro impieghi i generali Nanniano e Quintino, per essersi lasciati battere da Gennobaude, Marcomar c Sunnon, capi dei Franchi che avevano passato il Reno, c commessi gravi guasti ne’din-torni di Cologna. Teodosio giudicando Arbogastc egualmente proprio a reggere lo stato che a comandare gli eserciti, lo assegnò per primario ministro al giovine Valentiniano ; ma s’ingannò in questa scelta, poiché la durezza di carattere di Arbogaste, e il tuono imperioso preso col suo signore, gli alienarono ben presto l’animo del principe. Un giorno in cui stava Valentiniano assiso sul suo trono, essendoglisi presentato Arbogaste, l’imperatore gli consegnò un foglio col quale lo dichiarava decaduto dalle sue cariche. Arbogaste gli rispose bruscamente » non me le avete già al-» trimenti conferite voi, e quindi non istà in voi il ri-:> torme le » c per colmo d’insolenza stracciò il foglio. Il giovine principe che non era in istato di vendicarsi di un ministro che aveva dal suo partito tutta la milizia, prese I’ espediente di dissimulare. Arbogaste inorgoglito della debolezza del suo padrone osò chiedere che gli si desse in suo potere un certo numero di persone di cui credeva aver ragione di diffidare, al che gli rispose 1’ imperatore: » Tolga Iddio eli’ io vi abbandoni degl’innocenti. Io stesso » mi riputerei degno di morte, se ricattassi la mia vita » con quella dei miei amici i più fedeli. Del resto, se voi » siete così assetato di sangue, spargete quello del \ostro » padrone ». Valentiniano presentiva quanto doveva ac-cadergli. Nella sua disgrazia egli desiderava ardentemente veder sant’Ambrogio vescovo di Milano, e gl’inviò corrieri l’un dietro l’altro ad affrettare la sua venuta per ricevere il battesimo dalle mani di quel prelato. Ma prima che provasse la consolazione di godere di sua prcsen-