DEI GRAN MASTRI DEL TEMPIO òoi » voglio, diss’egli, autorizzar col mio esempio la viltà » di quelli tra’ miei religiosi clic si lasciassero prendere » colla speranza di gssere riscattati. Un Templario deve » vincere o morire, nè può dar altro per suo riscatto se » non il suo pugnale o la sua cintura » . Egli morì nei ferri dopo alcuni mesi di cattività, cioè a dire, verso l’anno 1179. Malgrado questo bel tratto di grandezza di animo del gran mastro, Guglielmo di Tiro, non lascia di oltraggiarlo rammentando quella giornata. » Odone, dice » egli, mastro della milizia del Tempio, uomo cattivo, » superbo ed arrogante, non respirando che furore, senza » timor di Dio, nè riguardi verso gli uomini, viene ac-» cagionato come autore di questo disastro tanto vergo-» gnoso pel cristianesimo. Diccsi eh’essendo stato preso » e posto ne’ ferri , sia morto in miseria senz’ essere stalo » compianto da chi che siasi » (I. XXL c. 29 p. 1015). Giova rammentare che cotesto storico è generalmente poco favorevole ai due Ordini militari. Vili. ARNALDO DI TOROSSA. 1179. ARNALDO DI TOROSSA, (de Turri Rubeìi) dopo aver coperti i primi posti dell’Ordine al di qua dei mari, fu eletto per successore del gran mastro sant’Amand. Egli fu uomo di coraggio e di onore, ma le critiche circostanze in che trovossi, non gli permisero sempre di sostenere il suo carattere. L’anno 1180 Arnaldo e il gran mastro degli Ospitalieri firmarono per violenza una pace disonorevole con Saladino. L’anno dopo essi furono spediti dal re Raldovino IV. insieme con Rinaldo di Castiglione principe di Montereale, ad Antiochia per procurar di pacificare i torbidi che erano scoppiati in occasione del divorzio fatto dal principe Boemondo colla sua moglie legittima per altra ¡sposarne. Gli affari di Palestina andarono vieppiù in decadenza. Gli stessi due gran mastri s’imbarcarono l’anno 11col patriarca Eraclio per recarsi in Occidente a chieder soccorsi. Approdati alle spiaggic d’Italia mossero a Verona ove il papa stava in