138 CANTI ILLIRICI Al nome di Dio, Miliza regina, Sì vengo dal piano di Cossovo: Ma non vidi l’inclito Sire; Ben vidi del Sire il bianco cavallo. 20 Lo incalzano per Cossovo i Turchi : E il Sire, penso, sia morto. — Quand’ode ciò Miliza la regina, Versa lagrime per il candido viso; E ancor domanda Vladeta il capitano: 25 Ancor mi narra, capitano del Sire, Quand’eri di Cossovo nel piano, Non hai tu visti i nove figli di Giugo, E, decimo, il vecchio Giugo Bogdano? — Or dice Vladeta il capitano: 30 Sì, trascorrendo di Cossovo il piano, 10 vidi i nove figliuoli di Giugo, E, decimo, il vecchio Giugo Bogdano. Egli erano nel mezzo di Cossovo: Sanguinanti ad essi le braccia insino alle spalle, 35 E le verdi spade infino all’elsa. Ma gli si spossaron le mani Dall’uccidere per Cossovo i Turchi. — Ancor gli dice Miliza la regina: Sta, aspetta, capitano del Sire: 40 Non hai tu visti anco i due generi miei, 11 Vrancovic e Milosio degli Obilic? — E dice Vladeta il capitano: Sì, trascorrendo di Cossovo il piano, Io vidi Milosio degli Obilic: 45 E’ stava nel campo di Cossovo: Sulla guerriera asta s’abbandonava: (17) Ta viene forse da tajì questi. Come da hoc, la lingua d'Oc. (35) Quel lampo dell’acciaro ben temperato in cui lume vivo percuota. (46) Non sai se ferito s’appoggi, o se s’appunti, battagliando, a ferire.