DEI MAH A DI E CALIFI EC. 83 ce. L’anno 564 dell’Egira ( 1168 di Gesù Cristo) ivi richiamato da nuova perfidia usatagli dal visir, marcia diritto al Cairo e vi entra senza rinvenir opposizione. Schaour viene d’ ordine di lui arrestato. Il califo stesso gli manda a chiedere la testa di questo ministro, e viene all’istante soddisfatto. Schirkouh riceve per ricompensa la veste e la patente del visir. Egli morì l’anno stesso il 22 di dgioumadi II, (2Ì marzo 1169 di Gesù Cristo). Suo nipote Saladino gli succedette. L’anno 566 (1171 di Gesù Cristo) questo nuovo ministro obbligò i Franchi a sgombrar dall’ Egitto, ma la loro partenza fu susseguita da una ribellione a cui non erasi pensato. Saladino nemico a causa di religione dei Fatimiti, fece sopprimere il nome di Adhed nelle pubbliche preci e sostituirvi quello del califo di Bagdad, e con ciò spense lo scisma che divideva gli Abassidi e i Fatimiti. Adhed poco sopravvisse a tale affronto, e morì il io di mouharram dell’ anno 567 (i3 settembre 1171 di Gesù Cristo) senz’aver il dolore di sentire eh’erasi cessato di far la preghiera a suo nome. In lui finì la dinastia de’ Fatimiti. I sovrani che regnarono dappoi in Egitto rinunciarono al titolo di califo e non assunsero che quello di sultano (Ved. cotesti sultani qui appresso). Adhed lasciò de’figli , e Saladino lungi di farli morire diede ordine che fossero mantenuti, contentandosi di tenerli rinchiusi ne’suoi serragli colle sue concubine : e poscia egli passò ad abitare nel Cars ossia palazzo dei Fatimiti ove rinvenne immense dovizie, e specialmente una numerosa biblioteca. Saladino col lasciare a Noureddin il titolo di sultano d’Egitto, si riserbò per altro tutta l’autorità sopra questa regione, e Noureddin non istette guari ad accorgersi di aver lavorato per solo di lui conto. Per lui dunque , esclamava egli, io ho conquistato 1’ Egitto ! Gl’ insegnerò io ben a rispettare il suo padrone. Ma Saladino consigliato da Ayoub suo padre eh’ era con lui, trovò mezzo di conservarsi ed eludere gli ordini che lo richiamavano in Damasco, senza far apparire che mancasse alla sommissione debita al sultano (Ved. l’articolo sopra lui).