DEGLI IMPERATORI EC. 189 vanzò verso Ardevil e obbligò il re di Persia nell’anno 1029 a chieder la pace, che gli fu accordata, e poscia ratificata da Osmano. Non lo fu però per rimanersi in riposo; poiché l’anno io3o dell’Egira alla primavera Osmano accompagnato dal visir, portò la guerra in Polonia con un esercito di trecentomila uomini, per vendicarsi, diceva egli, delle scorrrerie che venivano dai Cosacchi commesse sul suo territorio. Ma non avendo potuto prendere Choczin nella Moldavia, e assediato inutilmente il campo del gran cancelliere della repubblica, fece la pace coi Polacchi nel mese di dzouledgè io3o dell’Egira (ottobre 1621 di Gesù Cristo). Calcolasi aver egli perduto in quella guerra ottantamila uomini, oltre centomila cavalli e i Polacchi soli ventimila. L’anno io3i dell’Egira il 18 di redgeb (19 maggio 1622 di Gesù Cristo) i Gianizzeri cui egli proponevasi abolire per sostituirvi una milizia araba, gli si ribellarono, trassero da un pozzo Mustafà, e lo riposero in trono. Indi impadronitisi della persona dell’infelice Osmano lo trascinarono con irrisione entro la carretta dei condannati per le vie di Costantinopoli vestito di semplice tela bianca , indi condotto al castello delle sette torri, e da sei muti strangolato sull’istante. Daout, cui Mustafà aveva poche ore prima creato visit, presedette a questa barbara catastrofe. MUSTAFA’ ristabilito. io3i dell’Egira (1622 di Gesù Cristo) MUSTAFA’, nel risalire il trono portò seco tutti i vizii che ne lo aveva fatto scendere, senza che la disgrazia avvenutagli lo avesse per nulla corretto. In capo a sedici mesi i grandi stanchi delle sue follie e crudeltà, lo deposero di bel nuovo il 23 di dzoulcaada io32 dell’ Egira ( 10 settembre 1623 di Gesù Cristo), e lo trassero poscia a cavallo di un asino in mezzo alle contumelie della plebe nella sua prigione, ove pochi giorni dopo fu strozzato.