DJRSSETAZIONE cxxv » epagomeni. Tal anno è assolutamente vago senza alcu-* na intercalazione, e ad ogni 4 anni supera di i giorno » l’anno giuliano. Serve esso nel paese pegli atti e per la » data delle lettere, ma al tempo stesso si fa uso di un » altro anno ch’è propriamente l’anno ecclesiastico, e che » serve nella liturgia per regolare la celebrazione della n Pasqua e delle feste, il tempo dei digiuni, e tutto ciò » che si riferisce alla Religione: quest’anno è fisso median-» te un 6.° epagomeno che si aggiunge ogni 4 anni; ma » il nourous o primo giorno dell’anno che comincia col » mese navazardi, da lunga pezza è fissato all’ 11 del » mese di agosto dell’anno giuliano, ed esso non più se » ne allontana. » In appresso quando gli Armeni si riconciliarono » colla chiesa latina, e che una parte di essi riconobbe n i papi di Roma, in una spezie di Concilio tenutosi a » Kherna nel secolo i4-° (è il Concilio detto Charnense » tenuto l’anno di Gesù Cristo i33o) essi ammisero la » forma dell’anno giuliano, cui avea reso lor familiare il » commercio coi Franchi. Gli atti del Concilio di Sifa le-» gano l’anno ^56 dell’Era armena coll’anno i3oj del-» l’Era volgare, e sì nell’uno che nell’altro anno segnano » la data del 19 marzo. Nel Concilio di Adena tenuto nel » i3i6, in cui trattossi del Calendario, non si adopraro-» no che i mesi giuliani e l’Era volgare; ed anche al » giorno d’oggi quando gli Armeni hanno che fare cogli » Occidentali, impiegano i mesi giuliani.» In una risposta di Arnaud al ministro Claudio sulla perpetuità della fede stampata nel 1671, si vede una lettera di Jacopo Cattolico degli Armeni colla data del 12 aprile dell’anno 1120 dell’Era armena, ciò che corrisponde al nostro anno 1671. Aggiugneremo adoprar pure gli Armeni nelle lor date gli anni del mondo seguendo l'Era di Costantinopoli, talvolta unendo nei lor atti questa maniera di computare i tempi con quella eli’ è loro propria.