LXX DISSERTAZIONE brano ogni anno la Pasqua coloro che seguono tuttavia quell’antico calendario, possano saperlo col mezzo del ciclo pascale continuato. Per ciò basta gettare gli ocelli in sull’anno di questo ciclo dopo la riforma del calendario , e paragonarla collo stesso anno del ciclo clic precede la riforma : la Pasqua in quc’due anni cadde lo stesso giorno, secondo l’antico calendario. Se io voglio saper per esempio in qual giorno i Protestanti han celebrato la Pasqua nel 1600, io fisso 1’ oc- i calcoli antichi. Ma san Cirillo che da 14 in i5 anni era succeduto a suo zio Teofìlo nel vescovato di Alessandria, e che si credeva incaricato da tutta la Chiesa della cura di regolare la Pasqua, intraprese la difesa del suo ciclo e fece veder i difetti del calcolo romano, che si voleva sostituirgli. Ridusse il ciclo centenario di suo zio a soli g5 anni, i quali formano un periodo di 5 cicli lunari da ìg anni, e senza attendere che fossero spirati gli anni 100 del ciclo di Teofìlo fece decorrere il suo ciclo riformato cominciando dall’ anno 4^7* I Latini però riguardando come un incomodo giogo quella spezie di dipendenza in cui si trovavano rapporto ai Greci ed agli Orientali per la celebrazione della festa di Pasqua, fecero travagliare Vittorio su questo proposito. Questo calcolatore compose dunque il periodo vittoriano cui pubblicò l’anno 4^7» 20 anni dopo il cominciamenlo del ciclo di Teofilo ridotto da san Cirillo ad anni 93. Ma quantunque Vittorio avesse adottalo il ciclo lunare dei Greci, seguì esso però le supputazioni dei Latini in guisa che rese inutile nell’Occidente il ciclo di Teofìlo e di san Cirillo. Frattanto si ricadde ben presto nell’inconveniente che san Leone papa aveva voluto pur sempre evitare, cioè la diversità dei riti per la celebrazione della Pasqua che il Concilio di Nicea aveva prescritto di fare nello stesso giorno in tutte le Chiese. Finalmente Dionigi il Piccolo essendosi accìnto ad abolire ad un tempo il ciclo di Vittorio , e P antico ciclo dei Latini, compilò un nuovo canone pascale dietro il ciclo lunare degli Alessandrini, e ritenne il gran periodo di Vittorio composto di due cicli solare e lunare l’uno per l’altro moltiplicati. Chiamasi questo il periodo dionisiaco di 532 anni, il qualo non differisce dal peribdo vittoriano, se non perchè esso si aggira sui computi degli Orientali od Alessandrini eh’erano più accertati di quelli dei Latini adoperati da Vittorio per piacere ai Romani. Dionigi pubblicò il suo nuovo ciclo l’anno 626 coll’intenzione di surrugarlo al ciclo di ¡Teofìlo riformato da san Cirillo, il quale cominciato avendo 1’ anno 4^7 doveva spirare nel 53i, e Dionigi fece cominciare il suo l’anno 532. In tal guisa, che che ne dicano Blondel ed il Guibert, due dotti i quali accennan ciò che avrebbe dovuto essere piuttosto che ciò che si è fatto, noi persistiamo a far rimontare il ciclo pascale all’anno che precede l’Era cristiana, e questo per conformarci alle Date di questo ciclo, chu scontransi negli atti e nelle croniche.