DISSERTAZIONE LX1X forma del calendario, ed esso non può servir più clic a coloro che hanno ricusato di sottomettervisi (i). Se dopo il i58a abbiam proseguito a porre il ciclo pascale ridia nostra Tavola Cronologica, ciò fu i.® perchè tutti quelli clic seguono il Calendario Riformato non l’hanno cosi tosto ammesso dalla sua pubblicazione, e la maggior parte delle Chiese protestanti rimasero sino a questi ultimi tempi attaccate al Calendario Giuliano: 2.0 acciocché quelli cui importa conoscere il giorno , in cui cele- (1) I Cristiani della Chiesa primitiva fecero uso di differenti cicli per fissare il giorno nel qualtf essi dovevano celebrare la Pasqua. Ci fa conoscere san Prospero, che l’anno 46 dell’ Era volgare essi cominciarono a far uso del ciclo di 84 anni, cui presero dagli Ebrei (Ved. il Ristretto storico della forma dell anno presso gli antichi Ebrei p. 84). Ma questo ciclo di 84 anni essendo difettoso, sant* Ippolito vescovo e martire formò un canone o ciclo di 16 anni (che sembra non essere altra cosa che una oltaeteride raddoppiata) per regolare la festa di Pasqua: questo ciclo ripetuto 7 volle forma un periodo di 112 anni, il quale servir doveva dall’anno 222 sino al 553. San Anatolio vescovo di Laodicea costrusse un nuovo canone pascale conlenente un ciclo di 19 anni, nel quale stabilì l’equinozio di primavera al 22 di marzo , laddove esso lo aveva toccato al 21 secondo il calcolo degli Alessandrini. Questo ciclo, a contare dall’ anno 276, era inteso da poche persone perchè pieno di paradossi, e perciò non fu mai di grand’uso nella Chiesa. Eusebio vescovo di Cesarea in Palestina, uno dei principali prelati del Concilio di Nicea, qualche tempo dopo la sua tornata da questo Concilio formò un canone pasquale, ossia un ciclo di 19 anni col soccorso del canone di sant’Ippolito. Ma il risultamento del suo lavoro non riscosse universale accoglienza. Gli Occidentali durarono fatica ad adattarsi a questo ciclo di 19 anni; ed i popoli d’Orienle e d’Egitto avendone osservati gl5 inconvenienti, ognuno convenne del bisogno die aveva il soggetto di esser ritoccato. In conseguenza 1’ imperatore Teodosio, sino dal prim’anno del suo regno4 diede una tal commissione a Teofilo prete in allora, e vescovo dappoi d’ Alessandria, il quale compose tosto una spezie di periodo composto di 23 enneadecaeteridi, o cicli di 19 anni componenti in totale anni 4^7» Compiuto che l’ebbe lo mandò dopo qualche tempo a san Girolamo per essere tradotto in latino. Ma per la poca apparenza ch’egli vide di pubblicarlo, o farlo accettare così presto, fece egli un allro ciclo, 0 canone pasquale chiamato ciclo di 100 anni, quantunque non avesse a contenere che 5 cicli lunari di 19 anni, perch’esso marcava effettivamente le pasque per anni 100, cioè dal 38o sino all’anno 479* Questo ciclo fu abbracciato e seguito generalmente per tutto 1’ impero. Benché fosse senza contraddizione il più perfetto di tutti quelli di cui fin allora avesse usalo la Chiesa, non giunse però ad aggradir pienamente i Latini: vi rinvennero delle difficoltà che li disgustarono in modo da far ripigliar loro