DELL’ AMERICA 277 settentrione sino al 36° ^ di latitudine e sino al 29" nella direzione sud-ovest. È detto nella nuova Carta « questa provincia si dilaterà al nord ed all’est dalla estremità settentrionale dell’ingresso all’imboccatura diCarahtuke (Car-rituck) mediante una linea retta condotta verso l’ovest sino alla cala di Wyonoake eh’è posta sotto il 36°, 3o' di latitudine nord od all’incirca, ed al sud-ovest sino al 2q° di latitudine inclusivamente, e dall’Oceano Atlantico in linea retta sino al mar del sud. » Questa Carta segnata nel 24 giugno, dichiarava la Carolina indipendente dalle altre provincie e soggetta direttamente alla corona d’Inghilterra (1). I proprietarii furono mantenuti in possesso di tutti i poteri accordati dalla Carta precedente, non che dalle prerogative di cui era investito il vescovo di Durham, sempre riservata alla corona 1’ autorità suprema. In seguito si accusò lord Clarendon di aver introdotto nelle piantagioni il potere arbitrario; ma secondo Chal-mers quelli che leggeranno attentamente le Carte date nel periodo delle sue funzioni a Connecticut, Rhode lsland ed alla Carolina, si avviseranno piuttosto che il suo solo delitto era stato quello di sacrificare i diritti della corona e della metropoli agl’interessi de’suoi possedimenti coloniali. Verso la fine del i6t)5 sir John Yearmans gettò le fondamenta di una città detta da lui Charleston. Giusta la Carta della Carolina pubblicata da Lawson, questa città, di cui non rimane al presente verun vestigio, era posta presso il confluente delle riviere del capo Fear e di Charles, ad Old Town Creek. 1666. Un’unione di abitanti presentò ai proprietarii un’istanza perchè venissero loro accordate terre alle stesse condizioni di quelle dei coloni della Virginia e la loro domanda venne esaudita (2). 1667. Cessione dei Bahamas ai proprietarii della Carolina. Il capitauo Guglielmo Sayte: incaricato l’anno (') Questa Carta c la riproduzione di quella del 1663; nè avvi altra differenza se non nei confini della provincia. (a) Chalmers1 Annals, lib. I, cip. 18.