DFXL’AMERICA 431 introdurre tra loro la conoscenza dell’agricoltura e delle arti meccaniche. Sequoyah o Guess della nazione cherokee è l’ inventore di un alfabeto composto di otlantacinque lettere disposte senza sistema nè metodo nell’ordine col quale si sono esse presentate la prima volta al suo spirito. Ogni carattere esprime una sillaba, meno uno solo che ha il suono del S e che combinasi in tante foggie diverse che ove lo si sopprimesse converrebbe sostituirvi diciassette nuovi caratteri, lo che porterebbe a centodue il numero delle lettere dell’ alfabeto e il renderebbe interamente sillabico. Da ciò e dalle poche sillabe che comprende la lingua risulta clic n’ è molto più facile lo studio che non quello dell’inglese; e un giovine cherokee il quale abbia buon intelletto può imparare in due o tre giorni a leggere la propria lingua. Nel 21 febbraio 1828 comparve a New-Eri'iota un giornale settimanale intitolato la Fenice cherokee compilato da Iìoudinot; fu stampato in Inglese colla traduzione cherokee a fronte, e il suo abbonamento non costava più di tredici franchi l’anno. 182.5, 12 febbraio. In virtù di una disposizione presa tra gli Stati Uniti e la Georgia in data 24 aprile 1802, s’inviarono nel i8a5 commissarii presso la nazione dei Creek per partecipar loro il desiderio del governo americano elio le tribù indiane si ritirassero a ponente della riviera Mississipi ove troverebbero maggior protezione, e sicurezza ed avrebbero più mezzi di far progredire la loro civilizzazione. 1 capi delle varie tribù (meno quelle di Tokaubatchee) acconsentirono ad un reciproco cambio di terre. Cedettero agli Stati Uniti quelli cui aveano diritto entro i confini della Georgia verso eguale estensione nel paese bagnato dalla riviera Arkansas e si convenne che se dopo aver esaminate quelle terre, non se ne trovassero contenti, altre ne potrebbero scegliere sulle riviere Red Canadian 0 Missuri, quelle eccettuate dei Cherokee e dei Scioctavv; il quale trattalo venne ratificato dal presidente degli Stati Uniti il giorno 7 marzo (ij. (1} Niles resister, voi. XXVIII.