CANTI ILLIRICI 71 E per la città il Latino grida: Ecco, Sire, sotto Legiana città 410 Nel prato tre destrieri possenti, Sotto lor selle e sotto gli arnesi; E su loro tre fiammanti spade, Le punte al cielo rivolte. Tu salta i tre destrieri possenti: 415 E se non li salti, Non uscirai nè condurrai la fanciulla. — Di nuovo grida l’araldo per il corteo : Ha ella alcuna madre generato un prode, E nel corteo del Sire mandatolo, 420 Che salti tre destrieri possenti, E sovr’essi tre spade fiammanti? — Tal prode trovare non si poteva. Ma ecco il Bulgaro giovanetto Innanzi la tenda del Serbo re Stefano: 425 M’è egli libero, Imperatore signor mio, Saltare i tre destrieri possenti? — Libero è, mio caro figliuolo: Ma leva il bulgarico gabbano. Ammazzi Iddio il sarto 430 Che te l’ha tale tagliato. — Dice a lui Milosio Voinovic: Siedi tu, Sire, e bei vin vermiglio: Non ti confondere col mio gabbano. Se ci sarà cuore nel forte, 435 II gabbano non gli darà punto noia. A qual pecora il suo vello dà noia, Ivi non è nè pecora nè vello. — (408) Potea dire uno : ma più poetico, il Latino, come se fosse la gente tutta. (411) Ratovim da rat guerra: come arnese da arme. (430) Toliko, tantum. Dante : . che la fece cotanta. [Parad., XXXI, 61- (437) Intendi buoni.