DELLA STORIA ROMANA 257 colle loro vittorie era il cessar di esser schiavi. Il pretore in questo caso li dichiarava francati per sempre , ponendo loro in mano un fioretto dai Latini detto ruáis , e sul capo una specie di cuffia che chiamavano vi-leus. Il primo uso che fa’cevano della loro libertà consisteva nel consecrar le proprie armi ad Ercole, nume tutelare dei militari istituti (1). Osserva Petronio che i combattimenti dei gladiatori furono introdotti dalla superstizione e mantenuti in uso dalla politica, poiché i Romani'facendosi un .piacere di veder a versare il sangue, si avvezzavano a disprezzare la morte, ed i maggiori pericoli (2). Il popolo era avido di tali spettacoli istituiti appositamente per lui. Si vede quanto esso dovea saper grado a Gracco per averli resi gratuiti, é come avesse ad esserne irritato il collegio dei tribuni per l’affronto ricevuto in tale occasione. Il risentimento, però come avviene troppo di sovente, fu più forte della riconoscenza. Corse voce che Gracco, il quale agognava allora un terzo ;r tai cagione un rifiuto ; e che se leghi per ispirito di vendetta abbiano per.altro ingiustissimamente prevaricato nella relazione cn’essi ne fecero. E vero che ciò allora non fu bene avverato, giacché Plutarco nella sua storia dei Gracchi considera il fatto come dubbioso anche all’ epoca in che egli scriveva (3), cioè a dire mentre una distanza di oltre due secoli permetteva che si raccogliessero senza spirito di parte le contrarie mèmorie dei contemporanei. Ciò eli’è certo si è che Gracco comportò assai di malgrado un tale rifiuto : assicurasi , che vedendo egli i propri nemici sorridere alla sua sciagura , disse loro con eccessiva insolenza: » Voi ridete di un riso sardonico,.e » non vedete in quali tenebre v’ho io precipitato colle ;> mie ordinanze » ? (4) Ma egli stesso poi non vedeva (1) Slor. univ. trail. daU’ ingl. t. 8 p* 53o. (2) Idem p. 541* (3) .Vita dei Gracchi c. 46.« (4; Idem c. 47* • pluralità dei suffraggi, i suoi col- Tom. V.