4o6 COMPENDIO CRONOLOGICO qualche debole resistenza opposta dagli abitanti e dagli aderenti di Mario. Alla domane Siila radunò i comizii e gli costrinse ad ordinare P annullazione delle leggi di Sulpicio, che quind’ innanzi nessuna legge si proponesse dai tribuni se prima non fosse stata assoggettata al senato, e che i comizii del Campo di Marte non più si tenessero per tribù ma sibbene per centurie. Ottenne poscia dal senato un decreto che dichiarava nemici pubblici i due Mary, il tribuno Sulpicio, ed altri nove senatori della stessa fazione. In tutto ciò non si scorge se non un console giustamente armato contro a’ sediziosi , e non avente altra mira che d’ introdurre nella repubblica una riforma assolutamente necessaria. E di fatto la potenza del tribunato giungeva sino alla tirannia aperta: erasi allora veduto Sulpicio dominare nella pubblica piazza alla testa di tremila armati che teneva al suo soldo e di propria autorità deporre il console Quinto Pompeo collega di Siila. Ben presto però egli ricevette il ga-stigo meritato. Ucciso da uno de’ suoi schiavi ne fu recata a Roma la testa e infilzata su di un’asta in faccia la tribuna delle aringhe , qual tristo presagio della proscrizione che tenne dietro ben presto. Mario il figlio si salvò per mare e rifuggiossi in Africa. Il padre dopo di aver errato lungo tempo nelle campagne d’Italia, abbandonato da’suoi amici, di lutto spogliato, rifinito dalla fame, fu preso dai soldati di Siila nelle maremme di Min-turno, ov’erasi appiattato sott’acqua sino al mento; fu condotto a Minturno, e condannato a perder la testa in una prigione-, se non ch’egli al girar di uno sguardo, e con una sola parola disarmò il soldato che veniva per ucciderlo; e i Minturnensi colpiti da qufst’avvenimento gli diedero una barca per passare in Africa, ove raggiunse suo figlio nei dintorni del luogo ove stava Cartagine. Egli provò qualche conforto nel vedere una città altravolta sì formidabile che avea al par di lui sperimentato le più crudeli vicissitudini della fortuna; ma ben presto fu costretto di abbandonare quel lugubre ritiro. Da un lato il pretore di Utica, dall’altra Mandrestal, principe africano, che regnava su una parte della Numidia, di consenso coi Romani, .erano risoluti di sacrificare i due Marii alle mi-