DELLA STORTA ROMANA 171 dità (1). La storia clic qui ci facciamo a narrare è molto interessante in sè stessa e benché in quest’ aringo ci abbiano preceduto degli storici celebratissimi, ci troveremo però qualche volta costretti di rettificare la loro narrazione. Ci parve di non dover limitarci ad imitare in ogni parte il sistema di Albert, e sebbene le date ci abbiano occupato di proposito siccome scopo principale dell’opera-, studiammo però al tempo stesso di presentare anclie gli avvenimenti sotto un punto di vista capace a renderli vieppiù interessanti ; giacché l’oggetto principale della storia si è d’istruirci col mostrare il legame degli avvenimenti e la loro necessaria concatenazione; acciocché le lezioni che vi attigniamo ci servano di guida per l’avvenire, e gli errori di quelli che ci hanno preceduto c’insegnino a regolare la nostra condotta. Per supplire al vuoto lasciato nel manoscritto dei Benedettini relativamente a questi 126 anni , dobbiamo rimettere il lettore alla storia romana cominciata da Rol-lin, e finita da Crevier. Quest’ opera è talmente divulgata che ci parve superfluo di qui versare sullo stesso soggetto. Anzi non avremmo nemmeno toccati gli anni dei quali da tìoi si discorre, se essi non racchiudessero la parte che fu soltanto sbozzata da Rollin già prossimo alla meta di sua carriera, e continuata da Crevier che di là prendeva le mosse , di guisa che essa abbisognava di venir con più cura elaborata. La nostra è certo impresa ardita e difficile, ma ciò che vi ci ha particolarmente indotti si è l’interessamento ispiratoci dai due principali avvenimenti di cotest’epoca : la congiura di C. Gracco, e lo stabilimento dei Romani nelle Gallie. Sentimmo sovente il bisogno di ricorrere alle tavole riportate nel discorso preliminare. E vero che la metrologia non è direttamente necessaria all’Arte di verificare le Date; ma siccome i Benedettini trascesero alquanto i limiti del titolo dell’opera nelle ultime edizioni , in cui ci diedero una vera storia, così riconoscemmo anche noi con essi essere necessario di fissare le nostre idee sulle misu- (1) Vedi la terza edizione di Tacito, tradollo da Dureau de la Malie tom. 6 pag. 331 e segg*