a72 COMPENDIO CRONOLOGICO sogno di mettere a profitto le loro forze, a quando a (piando cangiavansi di guardia onde prendere qualche riposo (i). Questa giornata non era che il preludio di una vera pugna. Essendo in armi ambi i partiti, quegli che dopo essere stato P aggressore divenuto era il più debole, dovea di tutto temere. Frattanto alla punta del giorno dell’indomane, si durò molta fatica a risvegliar Fulvio immerso dall’ebbrezza in sonno profondo; tutto il suo seguito si munì dell’ armi eh’ egli aveva nella sua casa, frutto dalla vittoria da lui riportata sopra i Galli l’anno del suo consolato; ed egli stesso si mise in marcia ad alte grida minacciando altamente di voler impadronirsi del monte Aventino . Caio ricusò di prender l’armi ed uscì in toga come si recava ordinariamente per la piazza senz’altra precauzione clic quella di portar seco un piccolo pugnale. E già avea toccata la soglia della porta, quando facendoglisi incontro sua moglie, se gli gettò ginocchione, stringendolo con una mano, e tenendo nell’altra suo figlio ancor pargoletto : » Mio caro Ca-» io, gli diss’ella, in oggi non ti veggo partire per n montar la tribuna delle aringhe, a proferire decreti » da tribuno e legislatore, nè tampoco ad una guerra » gloriosa che potesse, è vero, vedovarmi del mio spora so, ma mi facesse almeno indossare uno scorruccio o-» norato. Tu vai bensì a perigliarti cogli uccisori di Tira belio, e vi ti rechi inerme colla virtuosa risoluzione di » tutto soffrire piuttosto che condurti ad atto veruno vio-51 lento . Ah che tu vi perirai e la tua morte non sarà » di alcun bene per la tua patria! Di già trionfa iUjfar-» tito de’ tristi, di già la violenza ed il ferro di lutto » decidono nei tribunali. Ove il fratel mio fosse morto » davanti a Numanzia, si avrebbe, mercè una tregua, ot-» tenuto il suo corpo onde rendergli gli onori della sera poltura; mentr’io forse son riserbata a gemere sulle ri-» ve di un qualche fiume odi un mare ridomandando ivi » la tua salma, chi sa quanto tempo dopo sarà stata » essa coperta dall’ acque ; giacché coll’ esempio di Tibe- (1) Plutarco Vita dei Gracchi c. 4^*