194 DELLA STORIA ROMANA egli non die retta che alla stia collera (t) né temette di prendere un partito pericoloso egualmente per lui che po’ suoi avversarli. Lasciar la Sardegna prima del suo generale, e ritornare a Roma senza espressa permissione del senato , era un’ infrazione manifesta delle leggi. Rimanere al proprio posto sino a che così piacesse a1 suoi nemici (2) valeva un languire nell’ inazione, ed esporsi al pericolo che nel corso di sì lunga assenza s’ intiepidisce quell’ affetto che nutriva per lui il popolo. Lo spirito di partito è sempre inquieto e temerario. Il proquestore disfidò tutti i rischi di una imprudente conparte meno L’istante scelto da Gracco per mostrarsi nella capitale non era guari lontano dal giorno fissato per l’elezione dei tribuni del popolo. L’ improvvisa di lui comparsa irritò egualmente il senato e(l il popolo contro un procedere tanto contrario alle leggi ed ai costumi. I nemici di Gracco ne testificarono una viva indignazione e rimisero ai censori la persona e la condotta di cotesto audace (3). Servilio e Cassio che aveano di già esercitato la loro severità contro un augure distinto per nascita, non erano per niente disposti a sentimenti di moderazione per un milite che abbandonato aveva il proprio posto. Ma padroneggiolli 1’ eloquenza di Gracco : egli comparve senza timore innanzi a’suoi giudici, ed aringo sì bene la propria causa che gli fu facile il trionfo. La sua orazione meritò di giungere sino a noi, e ne abbiamo anche oggidì dei frammenti che bastano a farci conoscere i suoi costumi , e il suo carattere (4). » Ho servito, die’ egli , nelle truppe per dodici anni , » benché dieci soli ne richiedessero le leggi (5). Essen-» domi toccate in sorte le funzioni della questura , ri- (1) Plutarco Vita dei Gracchi c. 3i. (2) Catrou t. i3 p. 4^3. (5) Plutarco vita tlei Gracchi c. 3i. (4) Aulo Gelio XV, 12 e Charisio 1. 1. (5) Catrou t. i3 p. 464 ; Rollio t. 9 p* 77. dotta. All insaputa del proconsole egli s imbarca^ di Sardegna , e giunge a Roma nel momento che lo si attendeva.