DELLA STORIA ROMANA 491 viene promessa dal senato 1’ amicizia e la protezione del popolo romano. Essendosi Q. Fabio senatore, e Gn.Apro-nio, entrambi edili, nel calor di una disputa lasciati tras- f)ortarc al punto di maltrattare gli ambasciatori , que’due ìomani vennero per ordine del senato tradotti ad Apollonia per essere consegnati al popolo. Gli Apolloniati li ricondussero a Roma ( Epit. di Tito Livio lib. XV, Valer. Mass. 1. VI c. 6 n. 5; Dione Cassio in excerpt. Valcs. p. 591; Zonara lib. Vili p. 38o ). Consoli : Q. Fabio Massimo Gurgite III, L. Mamilio Vitulo, entrano in carica il 21 aprile romano 4%? 3o marzo giuliano a65 av. G. C. 266.- 265. I Volsiniensi, popolo d’Etruria, implorano la protezione dei Romani contro i loro schiavi e i loro liberti, i quali scacciato avendo dal senato gli uomini liberi, si erano impadroniti delle cariche, dei beni, ed anche delle mogli di tutti i cittadini. Q. Fabio Gurgite viene colà spedito e muore di una ferita riportata all’ assedio di Volsinia ( Zonara lib. Vili p. 391; Valer. Mass, lib. IX c. 1. n. 2; Floro lib. I c. 21); avvicinavasi la fine dell’ anno consolare poiché non si surrogarono consoli a Fabio. Dopo la sua morte gli assediati fatto avendo una sortila ne son ricacciati da P. Decio, che comandava le truppe in qualità di luogotenente (Aurei. Vittore in Decio). Si accresce il numero dei questori: invece di quattro cu’ essi erano, due per la città e due per P armata vengono portati a 8 (Epit. di Tito Livio lib. XV Tacit. ami. lib. XI cap. 22). Ambasceria dei Mamertini stabiliti a Messina per offerire la loro città ai Romani, a condizione di liberarli dalla guarnigione posta dai Cartaginesi nella cittadella di Messina col pretesto di difender- li dagli attentati del re Cerone e che continuavano a lasciare malgrado che questo prineipe avesse abbandonato il progetto di far l’assedio della loro città ( Polib. lib. I cap. 10). Quest’ambasceria appartiene all’anno consolare 4^9 (V. Panno seguente). Trentesimo quinto Lustro fatto dai censori Gn. Cornelio Biasio e C. Marcio Rutilo Ccnsorino, sulla fine di questo consolato, cinqu’ anni do-