DELL’ AMERICA piegata nelle saline sul fiume Upanema. I tapujas comunicarono tosto questa nuova a Teixeira, che si affrettò di occupare quella fortezza. Le varie spedizioni olandesi contra Seregipe, Ma-ranhaui, Angola ed il Chili aveano esaurito i mezzi del Recif, e la compagnia avea negletto di spedirvi altre truppe. L’allo consiglio incaricato dell’ amministrazione del governo, non avendo danaro sufficiente per le spese degli stabilimenti civili e militari, domandò un pronto pagamento a tutti i suoi debitori. In pari tempo i negozianti olandesi esigettero da’ loro agenti la rimessa di tutte le somme di danaro che potevano ricuperare. Il consiglio avea venduto a fido i beni confiscali, ed un numero considerabile di negri a trecento patacas (i) per ciascheduno, c la maggior parte erano stati dal vaiuolo rapiti. Questa perdita e quella cagionata dalle inondazioni aveano ruinato molti coloni. D’altro canto, il consiglio de’diciannove membri in Olanda avea ordinato di vendere i negri a pronti contanti ed in cambio di zucchero considerato come danaro; e questo era diventato sì raro che l’interesse montava da tre a quattro per cento al mese. Gli agenti del governo, non potendo costringere i debitori a soddisfare a’ loro impegni, s’impadronirono del loro raccolto di zucchero; ed i negozianti e gli altri ere* ditori coloni si lagnarono perchè con questo mezzo erano privati d’ogni garanzia, e ad oggetto di rimborsarsi s’impadronirono a viva forza degli schiavi, dei bovi e degli utensili necessarii al lavoro. I prestatori di danaro ebbero ricorso agli stessi mezzi, ed i proprietarii presero dal canto loro il partito di resistere e di difendersi ugualmente colla forza. Per rimediare a questo stato di cose, la compagnia olandese, coll’approvazione del consiglio, contrasse un impegno coi proprietarii delle fabbriche di zucchero, in forza del quale doveva essa per un determinato numero d’anni riceverne il prodotto e soddisfare i loro creditori. I negozianti adottarono questo piano, e furono così stipu- (i) Di settecencinquanla o trecenvenli rets, secondo Manude Calalo, I'adre Mestre Fr.