DEI RE DI INGHILTERRA 273 dichiarò positivamente a M. Bussy che il re della Gran-Bre-tagna non acconsentirebbe che i suoi affari colla Spagna fossero compresi nelle sue negoziazioni con Francia, poiché questo stato non aveva alcun diritto d’immischiarsi nelle discussioni che agitavansi fra loro. Il gabinetto di Versailles scusò la condotta di Bussy, e si continuò per qualche tempo ancora a reciprocamente mandarsi delle note onde pervenire alla conclusione d’un trattato; ma la confidenza era sparita. Nel 21 settembre, gli agenti delle due corti furono richiamati, ed ebber fine le negoziazioni; quanto alle conferenze indicate ad Ausburgo, non ebbero luogo più mai.' Da tali dissapori nacquero importanti cangiamenti nel ministero inglese. Nulla avrebbe dovuto parere più strano e più allarmante dell’intervento dell’agente di Francia nei contrasti della Spagna coll’ Inghilterra. Ben presto le dichiarazioni della corte di Spagna convinsero il ministro che una stretta unione esisteva fra le due potenze di casa Borbone, e che gli Spagnuoli eran disposti a prender parte nella lotta tosto che a bastante vi si credessero preparati, l’itt, che in tale momento la principale influenza avea nel ministero, insisteva perchè tosto l’Inghilterra dichiarasse guerra alla Spagna, e spedisse una squadra per intercettare i galeoni clic questa attendeva. Gli altri ministri opponevansi fortemente a tale misura, riguardandola come temeraria non solo, ma eziandio come non giustificabile agli òcchi del pubblico. Pitt, a cui ed il suo carattere e la abitudine di dominare rendevano insopportabili le contraddizioni, vedendo non accetta la proposta, dichiarò non rimarrebbe più a lungo in un impiego che rendevalo responsabile delle misure cui più non eragli permesso dirigere. Espose i suoi motivi in iscritto, e diede la sua dimissione il 9 ottobre: il conte Tempie, di lui cognato, il solo che nel consiglio partecipasse alla sua opinione, si dimise egualmente dalla carica di guardasigilli privato. Tale avvenimento cagionava nel pubblico gran romorc. Da principio si suppose che il ministro fosse caduto vittima della fermezza con cui avrebbe voluto prevalersi, nelle ne- foziazioni, dei buoni successi procurati durante là guerra alla di lui energia, e che avesse avuti avversarli nel consiglio coloro che volevano ad ogni costo la pace; ma la P.e III.* T. I. 18