DEI RE DI FRANCIA sprezzo od odio del governo regio (essendo però permesso la discussione e critica degli atti del ministero) : la diffamazione od ingiuria verso i tribunali, i corpi costituiti e le pubbliche amministrazioni; l’oltraggio pubblico verso i membri delle due camere, i pubblici funzionarli e i ministri di religioni riconosciute; finalmente l’infedeltà e la malafede nei ragguagli dati dai giornali delle tornate delle camere e dei tribunali. Era pure punito con prigionia e multe lo strappar via i segnali pubblici dell’autorità regia, il portar pubblicamente « tener esposti segni qualunque servienti a propagare lo spirito di ribellione. Ogni editore di giornale o scritto periodico avea obbligo di inserire entro tre giorni dal ricevimento la risposta di qualunque individuo nominato nel suo giornale o scritto periodico, sotto pena di ammenda da cinquanta a cinquecento franchi. Le camere, le corti ed i tribunali erano chiamati a pronunciare essi stessi sulle offese che avessero riportate; gli altri delitti commessi con ogni specie di mezzo di pubblicazione, erano perseguiti davanti la polizia correzionale e d’ officio. L’ ultimo articolo della legge non ammetteva la prova per testimoni in prova di fatti ingiuriosi o dilfamatorii; il quale articolo non che l’altro che deferiva alle camere ed ai tribunali la vindicazione delle proprie ingiurie, erano nel numero di quelli che erano stati combattuti con maggior calore. Il 3i marzo fu regolato il bilancio finale, gl’introiti a-scesero a novecentonove milioni ottocentodiciottomila seicen-tosettantadue franchi, e le spese a ottocentosettantacinque milioni duecentocinquantatremila seicentotrentanove franchi: di guisa che vi avea una rimanenza attiva di trentaquattro milioni, cinquecentosessantacinquemila trentatre franchi da portarsi nel bilancio del 1812. La legge ebbe nelle camere la maggioranza più decisa. Alcuni oratori profittarono di tale occasione per declamare contra la politica seguita dal governo negli affari d’Italia, rimproverandolo perchè non avesse inviato numerosi agenti diplomatici al congresso di Lubiana e Troppau se non per sanzionare le disposizioni invasorie dell’Austria. Mentre la peste desolava la sfortunata città di Barcellona, cinque medici francesi, cioè Pariset, Bailly, Francois,