DEI RE D’INGHILTERRA 4*7 avvicinarsi alla spiaggia; ed egli le arse a malgrado il fuoco delle batterie di terra. Il 7 luglio, il capitano Stewart, clic montava il Dittatore e avea sotto i suoi ordini tre brick armati, distrusse una fregata e parecchi bastimenti di guerra danesi, davanti Mar-doe in Norvegia. Il 28 novembre, dietro orribile combattimento navale davanti Lissa, sulla costa di Dalmazia, fra tre fregate inglesi e tre francesi, una di quest' ultime, non che un bastimento da trasporto, vennero presi. Sulla fine di gennaro, la Manilla, fregata di trentasei cannoni, crasi perduta sulla costa d’Olanda presso il Texel. Il 31, il Laurei, altra fregata affatto nuova, ruppe sulla costa di Quiberon. In Sicilia, a malgrado il distinto servigio reso dalle truppe britanniche al governo di quell’isola col preservarla da una invasione, facevansi soventi lagni per parte dei comandanti sulla condotta della corte a loro riguardo. In un proclama, essi aveano dichiarato, che se briganti e banditi commettessero nelle diverse parti della Calabria eccessi di qualunque specie in nome del re Ferdinando IV, e pretendessero agire in nome e consenso dei generali inglesi, questi ritirerebbero qualunque specie di protezione agl’individui che si rendessero colpevoli di qualunque siasi delitto. Nel 1811, divenne estrema l’animosità: un decreto del governo siciliano avea imposto su tutti i pagamenti la tassa dell’un per cento. I negozianti inglesi, stabiliti a Messina, inutilmente presentarono rimostranze contra quella misura. Essa irritò singolarmente gli spiriti in Inghilterra, allorché il cancelliere dello scacchiere propose rinnovare l’annuo sussidio di quattrocentomila lire pagato alla corte di Palermo; alcuni membri del parlamento britannico, osservarono che somministrando il lor paese così liberale soccorso e protezione alla Sicilia, non era che giusto d’impiegare tutti i mezzi possibili per correggere i vizii del governo di quell’isola, che potevansi dir francamente essere i più perversi, e di cui era la popolazione più oppressala. Condannò il ministro un tale linguaggio, siccome causa possibile di pericolose conseguenze; ma non si accinse a negare i fatti. Ri-petevasi nella Gran Bretagna, che la regina di Sicilia e i