DEI RE D‘ INGHILTERRA in parecchie delle più ragguardevoli città provinciali ed anche in alcuni reggimenti, si organizzarono società sotto lo stesso nome, ed aventi trai loro membri personaggi di alto grado: erano già tra esse legate per giuramento e per analogia di condotta, molto prima il pubblico fosse a cognizione della loro esistenza. Finalmente fissarono 1’ attenzione del parlamento, e nel 29 giugno se ne propose l’abolizione, in base alla legge che vietava le società politiche segrete. Tutti i membri, che parlarono intorno ad esse, riconobbero essere quella istituzione di sua natura illegale e pericolosa; ma si credette bastare a discioglierla in lutto il regno, quella censura pubblica, che la camera predicava in quel momento. La fertilità del ricolto, avea abbassato della metà, ed anche di un terzo, il prezzo dei cereali; al tempo stesso l’aumento di ricerche di oggetti manufatti, in forza della rivocazione del sistema che escludevali dal continente europeo, avea, nella seconda metà dell’anno, dato un nuovo impulso all’industria, ed crasi repristinato nelle misure precedenti il salario degli operai; quindi non eravi più motivo di scontento tra la classe inferiore, ed era a lusingarsi che la calma, occasionata dal timore, avesse un più stabile fondamento nella soddisfazione del popolo. Nel 4 novembre, il principe reggente aperse la sessione del parlamento; parlò dei brillanti successi ottenuti dalle armate alleate contra il comune nemico, e fece plauso allo spirito di unione e concerto manifestato dei monarchi alleati, non che alla risoluzione da essi presa di mostrarsi sul campo di battaglia. Il principe fece menzione, delle convenzioni e dei trattati conclusi colle differenti potenze del continente, da porsi sotto gli occhi del parlamento, da cui sperava, coti tutta fidanzaci sostegno nella gran causa dell’Europa. Parlando della guerra cogli Stati Uniti d’America, espresse il principe il suo profondo rammarico, di rinvenire un nemico di più, nel governo di un paese, il cui reale interesse nell’esito della gran lotta era quello stesso della Gran Bretagna, e dichiarò la sua costante sollecitudine di entrare in discussione per combinare le differenze esistenti, dietro i principii di perfelta reciprocità, e compatibili colle massime riconosciute del pubblico diritto, e colle ragioni marittime dello impero britannicq. Terminò il principe col dire » Non posso