DEI RE D’INGHILTERRA 377 fece il suo rapporto che chiudeva con una serie di risoluzioni, aventi per iscopo di censurar la condotta dei ministri. Il dibattimento durò parecchi giorni, e i ministri ne uscirono vittoriosi ; la proposta di censura fu rigettata con duecento-settantacinque voti contra duecentoventisette. Altre due domande, l’una di approvazione della condotta dei ministri relativamente alla convenienza politica della spedizione, fu adottata da duecentosettantadue voti contra duecentotren-tadue; l’altra di approvar la misura di conservar Walche-ren, come lo si avea fatto per tanto tempo, fu egualmente ammessa da duecentocinquantacinque voti contra duecen-totrentadue. Durante quest’affare, sopravvenne incidente che, quantunque tenue in sè stesso, produsse però discussioni importantissime. Il i.° febbraro, venne annunciato da Yorke nella camera dei comuni che, tosto cominciata l’investigazione, egli reclamerebbe 1’ esecuzione del regolamento che esclude il pubblico dalle sessioni 5 dichiarando non guidarlo a tal passo il desiderio di togliere alla nazione di conoscere ciò che avveniva nella camera, ma quello di prevenire la possibilità di presentare le cose sotto falsi colori, 0 in modo inesatto, prima che fossero pubblicate le minute degli inteVrogatorii. La domanda di Yorke forni l’occasione a Sheridan di proporre nel 6 febbraro, che si raccogliesse il giorno dopo un comitato di privilegii per prendere in considerazione il regolamento della camera^ ed asserì al tempo stesso non essere sua intenzione di reclamarne l’abrogazione, ma desiderar soltanto assicurarsi se esso richiedesse qualche modificazione. Nel discutere il quale argomento, negò Windham poter tornar utile alla nazione la pubblicazione quotidiana dei discorsi del parlamento, non essendo che trent’anni o poco più dacché erasi introdotta quell’usanza: .» Intesi dire, aggiuns’egli, che i proprietarii delle carte pubbliche parlavano dell’ingiustizia di chiudere le nostre porte, ma questo è riguardare l’ammissione del pubblico come un privilegio. Opinerei piuttosto che avesse a continuare un tal uso, giacché durò per tanto tempo, ma non converrei che fosse un privilegio. Se lo fosse, il nostro governo sarebbe una democrazia. Non c’è ragione di ammettere il pubblico nella gal- P." III.* T." VI.* 24*