396 CRONOLOGIA STORICA camera ilei comuni; e si trattò di nuovo delle carte concernenti quell’argomento. Pool« diede tutte le particolarità clic si desideravano. Egli si fece principalmente a mostrare, che le operazioni del comitato cattolico nel 1809, di cui non si era presa veruna cura il governo, differivano essenzialmente da quelle che aveano di recente provocata l’intervento della potestà. Nel 1809 il comitato si era ristretto a stendere petizioni, e dichiarava nulla operare che avesse aspetto di una convocazione di delegati. Nel 1810, al contrario avea il comitato raccolto un’ assemblea di cattolici, i quali decisero occuparsi non della petizione, ma degli affari dei cattolici. Allora alcuni membri, e segnatamente lord Fingai, avevano cominciato a temere che non si andasse troppo oltre. Erasi poscia parlato delle lagnanze dei cattolici; una commissione, nominata per prenderne esame, raccoglievasi ogni settimana, e imitava le forme seguite da quelle della camera dei comuni. In una parola, la condotta del comitato avea destato le più vive inquietudini tra i cattolici ragionevoli e tranquilli; i quali erano anche stati insultati in una pubblica assemblea a causa della loro moderazione. D’ altronde il vice re, prima di scrivere la sua circolare, avea preso consiglio dal cancelliere, dal sollecitatore generale e dal procurator generale; il qual ultimo avea steso la lettera. La domanda di dar comunicazione alla camera di tutte le carte relative all’Irlanda fu rigettata da centotrentatre voti contra quarantotto. Lo stesso argomento venne agitato di nuovo nella camera dei pari il 4 aprile. Lord Stanhope propose, si dichiarasse che la lettera di Poole ingiungeva ai magistrati di prender misure rigorose, non autorizzate dalla legge da essa citata, e di offendere i diritti legittimi del popolo; essere ingiusto tentativo, invadere le franchigie dei sudditi e contrario a quello spirito di conciliazione, che la polizia e il dovere del governo gli consigliavano adottare e manifestare costantemente. Il conte di Liverpool, difese il governo d’Irlanda per aver agito con tutta la dolcezza e longanimità possibili. Il cancelliere prese a difendere la misura in generale; ma confessò parergli la lettera stesa con molta negligenza. La proposta del conte Stanhope, fu rigettata da ventun voti contra sei. Nella discussione del bill della reggenza, lord Grey avea