DEI RE DI FRANCIA 5? ro 1819 eransi raccolte di simili petizioni, chiese si deponessero le nuove petizioni all’uffizio degl’indizii. Al preopinante succedette nella tribuna Pasquier, il quale appoggiò con ogni sforzo l’ ordine del giorno, rappresentando siccome pericolose e anticostituzionali le petizioni. Parlarono ancora e prò e contra molti altri oratori, e finalmente fu levata la sessione, dopo esser durata quattro ore. L’ordine del giorno non fu pronunciato che all’indomani, ma alla piccolissima maggioranza di centodiciassette voti contra centododici. Anche alla camera dei pari erano state indiritte petizioni per la conservazione della carta e della legge sulle elezioni, le quali subirono la stessa sorte. Il tenente generale barone Gilly era stato successivamente tratto dinanzi due consigli di guerra. Il re con ordinanza li febbraro degnò comprendere nell’amnistia accordata dalla legge del i2gennaro 1816 i fatti che gli veniano imputati, e fu immediatamente posto in libertà. Nè a ciò so- lo limitava il re la clemenza a suo riguardo, ma lo repri-stinava ne’ suoi titoli, gradi ed onori. Dobbiamo adempiere ad un doloroso dovere col far cenno dell’assassinio di un figlio di Francia che formava la gloria e la speranza della patria, di un principe cui il valore ed i talenti aveano fatto conoscere à tutta Europa, in una parola di quello sfortunato duca di Berry, le cui virtù e bontà di cuore lo aveano reso caro a quanti ebbero l’onore di avvicinarlo. Era il i3 febbraro, ultima domenica di carnovale: il principe in compagnia della sua sposa era intervenuto ad una rappresentazione dell’accademia reale di musica. Verso le 11 della sera, avendo madama la duchessa di Berry mostrato desiderio di ritirarsi, venne dal duca accompagnata alla carrozza. Mentre egli avviavasi per ritornar nella°sala, un uomo precipitandosi furiosamente sovra di lui lo afferrò per la spalla sinistra, e gl’immerse nel cuore una specie di pugnale acuto e tagliente. Il principe e le altre persone del suo seguito credettero dapprima non fosse che una spinta, ma egli già vacilla e cade nelle braccia di uno de’suoi gentiluomini, rimettendogli il ferro, cui ebbe il coraggio di estrarsi egli stesso dal seno. A tal vista la principessa manda un grido, si slancia verso lo sposo, ed è inondata del suo sangue. L’infelice principe fu sull’istante portato nel salone P.' III.3 T.° V.# [\ *