Ili CRONOLOGIA STORICA autorizzare la banca a prolungare la sospensione del pagamento de’suoi viglietti a denaro. Il bill, dopo molte opposizioni incontrate specialmente nella camera dei pari, finì coll’essere adottato. II i6, il re inviò un messaggio alla camera dei comuni raccomandandole di prendere in esame la situazione delle finanze del principe di Galles, e nel 23 propose il canceliere dello scacchiere di accordar annualmente al principe sui fondi del consolidato pel corso di tre anni dal corrente, una somma di sessantamila lire. Nella discussione prò e contra di tale proposta parecchi membri della camera, conosciuti pel loro attaccamento verso il principe, parlarono de’suoi diritti sulle rendite del ducato di Cornovaglia, e studiarono di far riguardare l’attuale donazione, come una specie di compenso; ma ricusarono i ministri di riconoscere un tale principio. Mentre si dava mano a quell’affare, fece il principe rimetter alla camera un messaggio in cui, dopo aver espresso la sua riconoscenza per la liberalità che il parlamento avea intenzione di largirgli, diceva, che l’onore e la giustizia gl’imponevano il dovere di porre in riserva un fondo di ammortizzazione ragguardevole, onde pagare una parte de’suoi debiti; e la proposta del ministro passò senza contrasto nelle due camere. Il 21 le due camere aveano votato per un indirizzo al re di felicitazione a S. M. di essersi fortunatamente sottratta alle macchinazioni dei traditori, che aveano tramata la sua perdita. Nel giorno stesso, Despard, con sei de’ suoi complici ìurono capitalmente puniti. Erano stati, il giorno 7, giudicati da una commissione straordinaria composta di quattro giudici. Il giurì li avea dichiarati colpevoli d’aver voluto attentare alla vita del re, quando si portasse al parlamento o ne ritornasse, e, col favore della costernazione che desterebbe un tale assassinio, assalire la torre ed impadronirsi dei princi- fiali stabilimenti pubblici, non clic delle due camere del paramento. La trama, benché provata con testimonii, parve sì male ordita, che la si attribuì affatto ad un’ aberrazione di mente causata in Despard dal rammarico e dalle avversità. A malgrado il silenzio che avea osservato il ministro sullo stato attuale delle discussioni colla Francia, e qualunque fosse la confidenza che si potesse avere nelle sue asscr»