DEI RE D’INGHILTERRA 271 vali nemiche, la liberava per lunghissimo tempo dal probabile timore di una invasione. Ma se l’Inghilterra nulla avea a temere, in quanto al suo territorio, dai tentativi che potesse sperimentare Napoleone, rimaneva però a quest’ultimo dopo la pace di Presburgo, forza bastante per inspirar timori al governo britannico. Libero d’ogni inquietudine^ sul conto di una lega continentale, non gli rimaneva che occuparsi dello spediente più pronto e praticabile di far danno agl’ Inglesi; potea avventurare parte della sua armata sulla flottiglia che ancora rimanevagli e dirigerla per l’Irlanda, già compromessa, dal proprio malumore, dalla seduzione degli emissari e dalla sua posizione accessibile ad invasione straniera. In quel regno erasi bensì sedata la rivolta, ma gli spiriti continuavano ad essere malcontenti. Il rifiuto dato dal parlamento alla petizione dei cattolici, non avea certo contribuito a conciliare al governo gli animi di quella popolazione. Sussistevano quindi in Inghilterra motivi, per non essere del tutto tranquilli da parte dell’Irlanda. In quel momento di pericolo e di spavento, in cui ancor recenti erano i casi della resa di Ulma e della battaglia di Austerlitz, noi? ancora note in tutta l’estensione le ultime calamità, e che le conseguenze immediate formavano argomento di ansietà incessantemente rinnovantesi, l’impero britannico si può dire che fosse senza un governo effettivo. Pitt, nel cui patriotismo e prudenza da gran pezza la pluralità della nazione avea riposto la propria fiducia, trovavasi malato a Bath. I suoi colleglli erano di mediocri talenti, e, a quel tempo, attribuivasi loro minor perizia ancora di quella che realmente aveano; di guisa che Pitt avea il rammarico, di veder sventati dal nemico i suoi piani sul continente, c spoglia l’interna sua amministrazione di qualunque forza, tranne quella che venivale da lui somministrata. In tali circostanze, il parlamento dopo ripetute dilazioni si uni finalmente il 21 gennaro. Il cattivo stato di salute del re, non gli permise di aprire la sessione, e il cancelliere, ch’era uno dei membri della commissione incaricata di parlare a nome del monarca, lesse l’allocuzione di aprimento. Conteneva essa, felicitazioni sull’ ultima vittoria navale e compianti per la morte di Nelson, raccomandando di spargere sulla sua famiglia tratti di nazionale munificenza. Dissi