DEI RE DI FRANCIA 73 diportata con tutta la moderazione possibile per indurli a separarsi, e che non era stata contr’essi mandata la truppa di linea se non nell’ultima estremità. Egli si scagliò moltissimo contra i rivoluzionarii, che traviavano la gioventù e se ne facevano uno stromento per compiere più facilmente i loro rei disegni e per influire le deliberazioni del corpo legislativo. Appena ebbe finito il preopinante, si alzarono molti deputati liberali per ¡smentirlo. Finalmente fu posto ai voti il processo verbale ed adottato; si continuò la discussione della legge di elezione, e poco dopo si sciolse la sessione senz’essersi votato verun nuovo articolo. La sera si raccolsero ancora molti giovinotti gridando: Viva la carta! ma • - * • • T ■ • vu vennero inseguiti con tanto ardore e in piazza Luigi Av e sui baluardi, che dovettero quanto prima disperdersi. Questa volta si osservò fra essi un qualche numero di operai. Dal i3 febbraro eransi praticate tutte le indagini possibili per procurar di scoprir complici di Louvel. Erano stati inutilmente sentiti oltre milleduecento testimonii, e i numerosi interrogatorii che si erano fatti subire all’ assassino non aveano somministrato lumi maggiori; finalmente il 5 giugno egli comparve dinanzi la camera dei pari, ov’eransi riuniti i membri del corpo diplomatico ed alcuni personaggi distinti. Avea l’aspetto cupo, ma fermo, e rispose con molta icalma e sangue freddo a tutte le fattegli interrogazioni. Gli si mostrò il pugnale, con cui avea colpito la sua vittima; lo riconobbe, confessò il suo delitto e convenne della sua orridezza; ripetè che era stato meditato da lui solo sino dal i8i4, e che ove fosse riuscito a scappare, avrebbe tentato di uccidere tutti i membri della famiglia regia, ma che avea dovuto cominciar da colui che gli sembrava esserne il tronco. Si continuò a sollecitarla perchè palesasse se avea complici; ed egli rispose con fermo e forte tuono che non ne aveva mai avuto; e in tal guisa finì la prima sessione del processo di Louvel. All’indomane si sentì il difensore dell’odioso assassino, ch’era il celebre avvocato Bonnet. Questi usò a difesa dell’accusato due mezzi principali, l’insania e il perdono che la stessa vittima sfortunata avea chiesto al re pel suo interfettore; ma tali mezzi non poteano venire ammessi, e dopo ore due e mezzo di deliberazione, la camera dei pari condannò Louvel alla pena di morte, che fu eseguita IV ni.1 T.° VI." 5 *