DEI RE DI FRANCIA legge del donatari disciplinavano la forma con cui amministrarsi gli avanzi dell’antico demanio straordinario e l’impiego a farsi dei loro prodotti. Il ministero avea nel 9 giugno presentato alla camera elettiva un progetto di legge con cui prorogavasi la censura dei giornali. La più parte dei deputali mostravasi stanca della lunghezza della sessione, c potea temersi non ne rimanesse ben presto numero sufficiente per deliberare. In tal caso i giornali riacquistavano la lor libertà, ed era ciò appunto cui i ministri voleano evitare. Da più settimane era in discussione il preventivo; il ministero ottenne che fosse sospesa, e si si occupasse senza ritardo della misura da esso proposta. Il conte di Vaublanc presentò il rapporto della commissione nel giorno 29 giugno. Quest’oratore, dopo amara e violenta critica sulle operazioni politiche dei ministri, concluse per la reiezione, e il nobile relatore venne appoggiato dai deputati del lato destro e del sinistro. Tutti s’accordavano nel chiedere una legge repressiva la libertà dei giornali, legge da lungo tempo domandata e mai sempre diffe-rita. Il ministro dell’interno fu quegli che rispose il primo agli attacchi di cui era oggetto la misura proposta; osservò che la legge repressiva, con tanta istanza invocata, non ancora avea potuto prodursi, attese le innumerevoli difficoltà offerte. Colsero tale occasione parecchi deputati per esprimere l’odio loro profondo contra gli uomini e i principii della rivoluzione. I due partiti più esagerati della camera non ristavano dal declamare contra i ministri; nò sapevano intendersi se non per dar opera ad atterrarli. Tra tutti i ministri il barone Pasquier, ministro degli affari esteri, fu quegli che loro rispose con maggiore energia, dichiarando professare eguale avversione e per quelli che dissotterravano dalle tombe della rivoluzione le massime dei rivoluzionarii e per quelli che parevano non combatterle che per giungere a gratificare i lor privati interessi. Nell’adunanza del 7 luglio si sentirono parecchi oratori che impugnavano la censura. Beniamino Constant la presentò coinè contraria alla carta e come stromento d’odio e diffamazione contra i cittadini, ed anche contra i deputati liberali. Dopo il discorso del preopinante cominciò la discussione degli articoli; Vaublanc ricomparse alla tribuna per dichiarare che la commissione, di cui egli era l’or- P.c III.’1 T." VI.'1 7 *