CRONOLOGIA STORICA la camera rispondesse a quel messaggio con un addrizzo, venne questo adottato, dopo alcune osservazioni sul più di spesa che tale avvenimento andava a produrre. Decisa poscia la camera, sulla proposta di Methuen, che gli verrebbe rimesso uno stat'o di tutte le rendite di cui godevano i duchi di Clarenza, di Kent, di Cumberland, di Sussex e di Cambridge, sia in ragione del loro grado nella marina o nell’armata di terra, sia per qualunque altro titolo posteriormente al 1800; e risultò dalle informazioni prese, che que’principi percepivano complessivamente una somma di novantottomila ottocentosessantanove lire. Il i5, loid Castlereagh propose di votare in favore di qualunque prineipe si maritasse, di consenso del re, un’annua somma di lire dodicimila, colla condizione che quattromila di queste, fossero riguardate come presente di nozze per la sposa. In mezzo a vivissimo dibattimento, Holme-Summer disse, che la camera dovea accordare tutto al più seimila lire; proposta che fu adottata da centonovantatre vóti contra centottantaquattro. La camera ricusò poscia, con centoquaràntatre contra centotrentasei voti, di dar quella somma al duca di Cumberland, ma acconsentì che la duchessa di Cumberland avesse, come le altre spose dei principi della famiglia regia, una dote di lire seimila. Allorché si discusse la risoluzione nella camera dei pari, lord Lau-derdale osservò, che quantunque le sue opinioni fossero opposte a quelle del duca di Cumberland, non potea trattenersi dal biasimare la ingiuria cui pareva si avesse voluto fare a quel principe col ricusargli l’aumento di rendila accordato ai suoi fratelli benché si fosse sposato col consenso del re. Se la camera dei comuni avea motivi di disapprovare la condotta del duca di Cumberland, dovea andare innanzi e proporre di escluderlo defila corona; il quale principio fu ammesso da lord Liverpool, primo ministro. Il 16 aprile, il cancelliere dello scacchiere presentò il suo conto d’avviso per cui la spesa dell’anno valutavasi a ventun milioni undicimila lire. Facea d’uopo inoltre di sedici milioni seicentoundicimila settecentoquarantotto lire per le spese straordinarie e il rimborso del debito non costituito su fondi. Il totale delle rendite ordinarie sommava sette milioni duecentosettantunmila quattrocentoquarantotto lire; il