DELL’ AMERICA 4og presa d’assalto, propose il 6 gennaro 1813 una capitolazione che Baraya e Hovira rifiutarono d’ accettare. Il g assalirono la città con circa tremila uomini, la maggior parte di milizia, male armati. Narino non ne avea ad opporro che millecinquecento. Dopo una pugna di due ore, avendo l’artiglieria della città cólto le truppe dell’unione per fianco, trasse sulla colonna principale che s’avanzava per la strada del convento dai cappuccini e la mise in disordine. La rotta fu ben presto compiuta, e mille soldati, ventiquattro officiali, Nino governatore di Tunja ed Ordonez deputato del congresso, caddero in potere di Narino con ven-tisei cannoni, trecento fucili ed una grande quantità di munizioni. Girardot che occupava la posizione di Monserate co’suoi trecento uomini, non ricevendo alcun ordine da Baraya, si tenne tranquillo al suo posto durante la pugna, e dopo la disfatta partì per a Tunja a fine di vegliare alla sicurezza del congresso, e poco tempo appresso, si riunirono colà i fuggiaschi in numero di circa millecinquecento. Furono allora nominati da ambe le parti commissarii, i quali, dopo lunghe conferenze, firmarono il 3o marzo un trattato di pace ed amicizia, che pose fine alla seconda guerra civile. Il congresso indirizzò poscia una grida agli abitanti delle varie provincie per invitarli ad armarsi contra il comune nemico (i). Nel 17 aprile la provincia di Cundinamarca protestò contra le risoluzioni prese dalla giunta di Santa Fè, e convocò un’assemblea di deputati, i quali sotto il nome di colegio clectoral constiluyente, compilarono una costituzione che fu ratificata da una commissione specialmente a quest’uopo nominata. Frattanto don N. Molina, eletto dalla reggenza di Spagna presidente della giunta di Quito, si presentò alla testa delle truppe di Lima. La giunta riconobbe l’autorità della reggenza, ma ricusò di ricevere Molina come presidente, e gli significò 1’ ordine di non inoltrarsi, se non avesse licenziato il suo corpo d’esercito uscito da Quito dopo la strage del 2 agosto 1810. Molina, avendone dato avviso (1) Revolution de la Columbia, lib. I, cap. 7.