DELL’ AMERICA 53 f II generale Bolivar voleva si desse maggior estensione al potere esecutivo-, il generale Santander s’opponeva a questa pretesa; e dal suo canto il generale Paez si pronunziava contra il sistema federale, e, ricusando di comparire dinanzi il senato, s’era fatto proclamare capo civile, politico e militare di Venezuela. Bolivar attraversò i distretti insorti sino a Pucrto Ca-bello, ed essendo poscia partito per a Bogota, ripigliò ivi le redini del governo per due giorni, ad oggetto d’introdurre un sistema d’economia in varii dipartimenti dell’amministrazione, e particolarmente in quello della marina. Obbligossi solennemente, mediante un decreto colà pubblicato, a mantenere intatta la costituzione sinché potesse essere emendata coi legittimi mezzi, ed a far eseguire strettamente le leggi dello Stato, fintantoché il pericolo della patria non esigesse la loro sospensione. Appena si fu egli presentato nel Venezuela, Pucrto Cabello abbandonò il partito del generale Paez, ch’avea colà esercitato dal 3o a-prile un’autorità usurpata. Rarinas era occupata il 26 de-cembre da una colonna di seicento insorti comandati dal colonnello Cala, officiale interamente devoto ai di lui interessi, ma che credette all’avvicinarsi del liberatore di dover evacuare quella posizione. Una banda di cavalleria di Paez, spedita contra il Mantecai, che s’era pronunziato in favor della costituzione, fu respinta dal colonnello In-charu, che governava quel distretto, e quello di Guadatilo con varie altre città dell’Apure. I cantoni di Tocuyo, Ba-requisimcto ed Araure si dichiaravano spontaneamente per Bolivar ed altri si sottomisero alle truppe di Rafacle Ur-daneta. Il liberatore, soffermatosi a Maracaibo, annunziò da colà con un decreto la cessazione delle ostilità; e giunto il 3i deccmbre a Puerto Cabello, il giorno seguente, i.° gennaro 1827, pubblicò un’amnistia generale, promettendo di non ricercare gli atti e le opinioni di quelli che avessero preso parte alla rivolta, confermando Paez nel comando civile e militare del Venezuela ed il generale Santiago Marino in quello di Maturin. Paez accettò immediatamente dal suo quartier generale di Valencia quest’amnistia, e spedi la sua sommessione al presidente, dichiarandogli di