DEI DUCHI DI BORGOGNA 109 nita di ogni picn potere dal suo sposo, e il 24 giugno consegnò al duca di Lorena, alla presenza di Carlo VII che ve lo aveva condotto, le somme e le piazze pattuite per la sua liberazione. In tal guisa il duca dì Borgogna colla generosità della moglie riparò il torto che quel riscatto avea inferito alla sua riputazione ( Hist. de Bourg., tom. IV, pag. 361 ). Questo principe che non cedeva in dignità se non alle teste coronate, molte delle quali egli superava nel potere, usava com’esse nelle sue lettere la formula per la grazia di Dio in seguito ai suoi titoli. Ne fu offeso Car- lo VII riguardandola come un segnale d’indipendenza, e volle che Filippo dichiarasse, come fece con atto »7 novembre i448, non aver egli inteso nè intendere cori ciò di rendersi indipendente dal re di Francia riguardo ai feudi che da lui teneva; per lo che è da osservarsi ch’egli non usava di quella formula se non dopo l’eredità fatta del Brabante nel 14a9» e ciò pure ad esempio dei suoi predecessori in quel ducato. Questo non fu il solo clic gli fosse sortito per successione, mentre nel i45i ereditò anche quello di Luxemburgo per la morte di Elisabetta di Gorlitz sua parente (Ved. i conti e duchi di Luxemburgo). Filippo incappò nella debolezza del suo secolo col-l’approvare nel 1454 la ridicola e indecente confraternita de la Mere folle istituita a Digione, sulla quale parecchi dotti fecero laboriose ricerche che non portarono che a frivole scoperte. L’anno dopo il duca di Borgogna volse la sua attenzione sopra oggetto più grave. Avvertito che il cavaliere Giovanni di Granson si maneggiava sordamente a sollevare contra di lui la nobiltà della Borgogna e vi fomentava fazioni che turbavano la tranquillità del paese, fece arrestar l’accusato, il quale convinto dalle deposizioni testimoniali fu condannato dal duca sedente nel suo consiglio a Dole il 10 ottobre i455 ad essere soffocato fra due ma-tcrazzi, come fu sccretamcnte eseguito nelle prigioni di Po-ligni nel successivo dicembre. Oliviero della Marca encomia il valore di Granson e i servici da lui resi altra volta al duca c ai suoi stati. L’anno ¡/¡56 Filippo accolse ne’suoi dominii Luigi delfino di Francia che procurò inutilmente di riconciliare