8o CRONOLOGIA STORICA a Chatillon sulla Senna d’introdurre nel ducato la gabella, vi si opposero vigorosamente' i tre ordini. Egli li convocò di nuovo per lo stesso motivo a Deaunc; ma incontrata pure la slessa opposizione, fu obbligato desistere. La controversia insorta tra il duca Éudc IV e Giovanni di Vienna arcivescovo di Besanzonc in proposito della moneta d’Auxonne, agitavasi tuttavia, e i tutori di Filippo invece che procurare di sopirla, la inasprirono vieppiù coll’ impadronirsi di Gy e di altre terre che appartenevano al prelato e suo capitolo, sotto pretesto di non voler riconoscere che quelle terre dipendessero dal ducato di Borgogna. Del che sdegnato l’arcivescovo lanciò anatema sovra tutta la contea .d’Auxonne, che iacea parte della sua diocesi. Finalmente il re Giovanni interpose la sua autorità per ultimar quest’affare, c inviò due deputati a papa Innocenzo VI che con sue lettere del 26 marzo i35(> nominò una commissione per levar la scomunica c l’interdetto (Journ, de Trevo ux, maj. 1728, pag. 864). prelato c il giovine duca si riconciliarono cosi sinceramente clic il secondo nominò il primo a governatore del suo ducato, alla qual carica egli adempì con tutta la vigilanza, la saggezza e l’equità desiderabili. Joanncs de Vienna, dice la cronaca di Metz, Burgundiae Ducatum modera-tus est, in cjua provincia utebalur jure, justitia et a Cip diala. Le conseguenze della fatale battaglia di Poitiers del 19 settembre 135(3, in cui il re Giovanni fu fatto prigioniero dagl’Inglesi, si fecero sentire come nelle altre provincie così in Borgogna e forse ancora più crudelmente. Quei fieri vincitori sparsisi per la Borgogna arsero Chatillon sulla Senna , saccheggiarono Tonnerre senza però poter prendere il castello difeso da Baldovino Dencckin capo degli arcieri, atterrarono le mura di Auxerrc, bruciarono la collegiata di Saulicu, c il 17 gennaio i36o (N. S. ). penetrarsno sino a Flavigni, donde minacciarono la capitale della provincia. Per liberar la Borgogna da così pericolosi nemici do- fio tre mesi clic vi soggiornarono, convenne discender seco oro agli accordi. Duccntomila montoni d’oro (1), di cui (1) I montoni erano d’oro fino ila cìnquantadue al marco\ per conseguenza duecentomila montoni pesavano tremilaoltocentoquarantasei marchi, un' oncia, uu grosso, due denari e dodici grani; di guisa che valendo d