i6a CRONO LOGIA STORICA il dorso, benché fosse vescovo, con una sella da cavallo, c in tale stato si recò a chieder perdono al giovine Riccardo. Lo ottenne a due condizioni; la prima di porre in libertà il suo prigioniero, la seconda di recarsi a Rouen per dar soddisfazione al duca di Normandia (Fìllelm. Gcrnmet, Hi-stor. A’ormati., I. 5, c. 16; Robert, de Monte ; Access, ad Sigebert. ad ari. 1024; Chron. de S. Denis). Chevalier ponendo tale spedizione nella sua storia di Poligni al io33, non fece attenzione che il duca Riccardo II già era morto nel 1027. Non ignoriamo d’altronde esistere alla biblioteca di Sari-Germano d’Auxerre una dissertazione a penna di D. Giorgio Viole, in cui pretende mostrare la falsità di quella storia che non ha altro garante, secondo lui, tranne Guglielmo di Jumieges, del quale gli altri scrittori da noi citati dice non essere che i copisti in tale proposito. A questo storico e a quelli che il seguirono, oppone il critico l’autorità della storia contemporanea dei vescovi d’Auxerre, ov’è detto, secondo lui, che il vescovo Ugo di Chalons ebbe sempre la meglio sui suoi nemici; Io che non avrebbe osato avanzare, aggiungagli, se per una viltà insigne Ugo rinchiusosi entro una piazzaforte com’era Chalons, ed assistito come non può dubitarsi, dai conti di Macone e di Autun suoi congiunti, si fosse lasciato battere da un giovine principe quasi senza trarre il ferro. In secondo luogo, continua egli, quell’annata di Normanni spedita nel Clia-lonese, dovendo attraversare la Francia in un tragitto di quasi cento leghe, come mai il re Roberto avrebbe potuto dargli passaggio senza mancare alla riconoscenza che doveva ad Ugo di Chalons? Ma quanto alla prima noi noteremo che la storia dei vescovi d’Auxerre dice che Ugo ebbe sempre il vantaggio non già su tutti i suoi nemici, ma soltanto sui Borgognoni ribelli, cuin kostibus illis praedictis nu• gacibus. Del resto lasciamo al giudizio del lettore lo strano aneddoto che abbiam riferito. Nel io35 Ugo fece il viaggio di Terra-Santa per divozione, assai comune a quel tempo. Nel 1039 sentendo avvicinarsi la sua fine si ritirò all’abazia di San-Germano d’Auxerre, ove morì in età assai provetta il 4 novembre dell’anno stesso.