DEI CONTI DI BORGOGNA 129 mirare, gravi corripitur infìrmitate: quem suscipiens Lc-taldus quidam Burgundiae comes, qui lune etiam suus noviter cffectus Jìicrat, utiliter eum in ipsa aegriludine observavit. Riferisce Dunotuna caria in data dell’anno stesso in cui Letalde si qualifica pel più nobile dei conti di Borgogna : Ego Letaìdus coeteroruin comituni nobilissi-mus (¡), e ciò, come prova lo stesso storico, perchè teneva la contea di Besanzone. Letalde, dopo la morte di Luigi d’Oltrcraare, fu uno dei primi signori che fecero omaggio a Lotario di lui successore; e ne abbiam la prota in un diploma di questo monarca.accordato ad istanza di Ugo il Bianco, duca di Borgogna, e di Letalde, per francare da ogni altra dipendenza, da quella in fuori del re, le pertinenze del monastero di Cluni: Hugo dux inclitus noster, nec non etiam Leotaldus, Burgundiae comes dilecius etfi-delissimus noster, humiliter deprecati sunt regiam celsitu-dinem nostram. L’atto porta la data di Laone il XIV delle calende di novembre, anno primo di Lotario, che non sali al trono se non il 10 settembre precedente (Arch. de Cluni). L’anno 967 Letalde ratificar fece- da Corrado re di Borgogna le donazioni di Ugo il Nero alla chiesa di San-Stefano di Besanzone. Ignorasi l’anno di sua morte, ma non più viveva nel 971. Letalde ebbe due mogli, Ermengarde sorella e non figlia di Giselberto, e Coltazia detta pure Ri-childe. Dalla prima ebbe Beatrice moglie di Eudc di Ver-mandois, e dalla seconda Alberico che segue (V. i conti di Macone). ALBERICO. ALBERICO, figlio di Letalde e suo collega nella contea di Macone sino dall’ anno g52, non gli succedette nella contea di Borgogna, se vuoisi credere a Dunod. Non si vede (1) Aveavi dunque allora, come si disse anche superiormente, nella conlea di Borgogna parecchi conli ad un tempo i quali verisimilmente erano l’uno dall’ altro indipendenti e dominavano ciascuno in una porzione di quella provincia-, di guisa che Letalde non era che conte parziale di Borgogna. Lo stesso dee dirsi de’ suoi successori sino ad Otto Guglielmo. T. XI. 0