DEI DUC1II DI BORGOGNA piaz7.c sulla Somma, nonché cinquantamila scudi (i) pegli equipaggi e gioia eh’ erano state tolte a suo padre quando fu assassinato, furono il prezzo posto pel suo ritorno al dovere di cittadino, di principe del sangue e di vassallo. E vero che tutto ciò era stato molto prima offerto al duca di Borgogna dal duca di Savoja e dai principi del sangue, che aveano negoziata la sua riconciliazione col re; e se Filippo differì tanto tempo ad accettar tali offerte, fu, come si disse, per esserne stato trattenuto da un falso principio di onore e di coscienza. Tostochè a forza di consultazioni ottenute dalle università tanto straniere che nazionali si venne a capo di tranquillizzare la sua coscienza e la sua delicatezza sul punto di onore, egli si arrese e fu sottoscritto il trattato nella sala del congresso il 21 settembre i435. Di là si passò alla chiesa per celebrare messa solenne in rendimento di grazie, ove intervennero il duca e‘la duchessa con ¡straordinaria magnificenza. Egli stava alla destra del coro coi principi della famiglia e cogl’ ambascia-tori; tenevano la sinistra i principi di Borbone, di Vaud-mont, di Vendome, l’arcivescovo di Reims; e gli altri ambasciatori del re Carlo stavano nel mezzo del coro davanti un piccolo altare, su cui un crocifisso con due candelieri d’oro e il libro dei vangeli. Lorenzo Pinon vescovo d’ Auxerre fece un discorso col testo jìdes tua te salvarti fecit, vade in pace. Finita la messa, i cardinali fecero leggere pubblicamente i processi verbali e il trattato di pace particolare tra il re Carlo e il duca Filippo. Allora Nicola Rollili cancelliere del duca avanzatosi davanti i legati, disse loro che il principe suo signore non intendeva per nulla che il duca Renato suo prigioniero fosse compreso nel trattato di pace, e gli si diede atto della sua protesta. Giovanni Tudert decano di Parigi incaricato di chieder perdono dell’ uccisore del duca Giovanni, secondo la formula conosciuta, si gettò ai piedi del duca Filippo, che intenerito da questo proce- (1) Lo scudo che correva nel 14^5 chiamavasi della corona; era d’oro fino e del taglio di settanta al marco: perciò cinquantamila scudi pesavano settecentoqualtordici marcili, due oncie, due grossi e sedici grani, che in ragione di ottocentoventotto lire e dodici soldi il marco, darebbero attualmente n nque cent olio va ntaunmilu oltoccntocinquontaaei lire, sei soldi e cinque denari.