DEI DUCHI DI BORGOGNA 89 l’8 ottobre. Filippo intento a far giustizia a’suoi popoli istituì nel i386 una camera (lei conti a Digione ed un’altra a Lilla sul modello di quella di Parigi donde venir fece uomini consumati nella pratica che insegnassero ai nuovi uffìziali V ordine, lo stile e la forma amministrativa (Hist. du Buche de Bourg.). Verso il dicembre i388 si vide nella contea di Borgogna l’ultimo esempio della costumanza antichissima di chieder giustizia per mezzo del duello e dei pegni di battaglia; quello cioè che fu gettato da Stefano di Germiney alla presenza di Giovanni di Vienna ammiraglio di Francia contra Giovanni il Guignet di Pontarlier che avea ferito Liebaut di Cye suo parente, il quale n’era rimasto morto. 11 duca Filippo desiderò di essere l’arbitro di quella contesa e la terminò col condannare Guignet a fondare una cappella nella parrocchia di Liebaut di Cye a suffragio della sua anima. L’anno i3go Filippo acquistò da Giovanni conte di Armagnac la contea di Charolais per la somma di sessan-tamila franchi d’oro (1) con trattato seguito a Parigi Pii maggio. L’atto di vendita dice che Guerino sire d’Arbe-siers agendo in nome di Giovanni III conte d’-Armagnac, di Comingio, Fezenzac e Rodes ed altresì in nome di Bernardo d’Armagnac conte di Charolais e signore delle baronia di Casaubon e d’Orbcssan, fratello del detto Giovanni, vendette per essa somma al duca di Borgogna la contea di Charolais e la signoria di Mont-Saint-Vincent colle loro appartenenze; il tutto sortito loro per morte e successione del lor padre Giovanni II conte d’Armagnac, colla condizione che la detta contea ed appartenenze sarebbero tenute tanto in feudo come in obbedienza del ducato di Borgogna (Mss. du roi, n. 9420, fol. 6, i.°). Sotto Filippo l’Ardito si vide rinnovellarsi la gran querela de’suoi antecessori cogli arcivescovi di Besanzone rapporto alla moneta che i primi facevano coniare ad Au- • •(1) Erano d’oro fino e agni marco ne avea sessanta tre. Quindi ses-sàntamila pesar doveano novecentocinfjuantadue marchi* tre oncie un denaro 0 Ire grani, che corrisponderebbero oggidì a lire setlecenloquarantasettemila dueentotren tolto.