GLOSSARIO DELLE D.VTE 5ig vece di contare con ordine retrogrado , alla foggia dei Romani, i giorni avanti le nòne, gli idi c le calende, venivano talvolta questi contati con ordine diretto dai compilatori delle carte del medio e basso evo. Così in luogo di accennare per esempio il 14 gennaio pel XIX kalen-das februarii, essi pongono pruna die cal endarum fe-bruarii, e pel giorno seguente, secunda die calendar uni fibruarii, in luogo di XFI11 'kalendas februarii etc. ; 2.“ che nella data di parecchie carte, i giorni delle none,* degli idi, delle calende non entrano punto a calcolo: altra differenza tra’nostri antichi e i Romani, che nelle loro calcolazioni comprendevano e il giorno stesso delle none, degli idi e delie calende, e quello in che esse accadevano : per conseguenza ove noi marcheremmo XIX kalendas dietro la pratica dei Romani, i nostri antichi non ponevano che X.FI1I kalendas. Ciò per altro non fu sempre osservato. Troviamo pure ne’bassi tempi conservato al primo giorno del mese il nome di calende, si contavano i giorni successivi in ordine diretto. Così talvolta dicevasi: post FU kalend. marlii, pel dì 7 marzo. Noteremo altresì che tra'Romani, queste parole calende, none, idi, non sempre avevano la stessa signifi-canza. Talvolta prendevansi in senso assoluto per indicare tutto lo spazio di tempo che aveva rapporto alle calende, alle none ed agli idi; altra volta, anzi ordinariamente , si adoperavano siflattì nomi in più ristretto senso per accennare un tal giorno particolare . Questa distinzione è importante per conciliar delle date che sembrano contraddirsi. Per esempio quando Suetonio dice clic Tiberio (l’anno 784 di Roma, 3i dopo G. C.) tenne il consolato sino agli idi di maggio, ciò per nulla ¿.contrario (che che ne dica il cardinal Noris) ad un’iscrizione di Nola riferita da questo prelato: monumento nel 3uale è indicato che Tiberio abdicò il consolato il VII egli idi di maggio. Qui il nome d’idi è usato in senso ristretto, mentre colà comprende l’intero intervallo che si riferisce agli idi. Kalendac o festum Kalendamni, solennità ridicola, profana, e tutta del paganesimo, celebrata in Roma «d altrove