534 CRONOLOGIA STORICA essi non seguono quasi più veruna delle loro antiche costumanze: non si nutrono più delle stesse frutta, non indossano più gli stessi vestiti ed hanno una rassomiglianza molto più inarcata coi tartari o cogli abitanti delle spiaggie del Mar Rosso di quello sia coi loro antenati che vivevano due secoli innanzi (i). » Religione. I chilcsi riconoscono un essere supremo che chiamano Pillati. Lo appellano pure Gucnu Pillati o spirito del cielo-, Ruta Gen o Grand’Essere} Thalcave od il tonante; Vilvcnwoc, creatore di tutte le cose; Vilpcpilpoe, l’Onnipossente} Mollgclu, 1’Eterno\Avnolu, l’infinito, ecc. Pillan ò il gran Toqui del mondo invisibile c governa col* l’aiuto A? Apo-Ulmencs e d’Ulmenes o divinità subalterne, di cui la principale è Epunamum, dio della guerra. Come Zoroastro, credono l’esistenza di due principi'!, cioè: Meu-lcn, divinità benefica, amica del genere umano, e Guccu-òu, divinità malefica, autrice di tutti i mali. Tutto sulla terra è sotto la protezione degli Ulmeni o genii, agenti di Meulen, divinità dei due sessi} ed ogni araucaniese s’immagina che uno di questi spiriti famigliari vegli senza posa sovra di lui. « Io conservo ancora la mia ninfa (nicn cai gni anici inaiglieli), esclamano, allorché hanno riuscito in un’ intrapresa. Persuasi che gli esseri celesti non abbiano d’uopo dei servigi degli uomini, non rendono ad essi alcun culto esterno. Non hanno nè templi, nè idoli} tuttavia nelle circostanze difficili implorano il soccorso delle divinità benefiche, ed allorquando sono minacciati da qualche calamità ovvero sul punto di conchiudere un trattato di pace, sacrificano alcuni animali (2) ed abbruciano del tabacco. Questi popoli sono però superstiziosi e credono agli stregoni, agl’indovini, ai sogni, alle apparizioni, ai fantasmi c traggono augurii dal canto e dal volo degli uc- (1) Veggasi il voi. II, cap 3 del viaggio di La Peronse. (2) Allorché conchiuscro la pace cogli spagnuoli nel i643, nccisero alcuni lamas, e bagnarono nel loro sangue un ramo di un albero odorifero chiamato boldu, che i deputati dei carichi consegnarono al generale spa-gnuolo marchese di Baydes. in segno di pace. (Veggasi l'Esodo. capitolo 12, « l'epistola di san Paolo agli ebrei, cap. 9, ove si trova riferita una cerimonia consimile).