DEI VESCOVI E PRINCIPI DI LIEGI aa5 si .creasse Ratiero vescovo di Verona. S’ebbe quindi riguardo alle commendazioni del papa; ma Ugo si oppose per qualche tempo alla consecrazione di Ratiero, non più nutrendo verso di lui i medesimi sentimenti. Alla fine vi acconsentì per non disagradire al pontefice, e perchè Ratiero, colpito allora da malattia che riguardavasi come incurabile, pareva non avesse più a vivere lunga pezza. Egli fu dunque ordinato nel 932; ed intanto guariva perfettamente contro le speranze di Ugo, il quale giurò che d’allora in poi non gli avrebbe lasciato un giorno di pace in tutta sua vita. Per non essere dunque spergiuro questo principe non cessò mai di perseguitare Ratiero, e di cercare pretesti per discacciarlo della sua sede. E Ratiero medesimo gliene fornì uno dei più speciosi colla condotta che tenne verso Arnoldo duca di Baviera, allora quando questi si recò nel 934 in Italia per rapire la corona al re Ugo. Essendosi Arnoldo presentato colla sua armata innanzi a Verona, il vescovo ed il conte Milone gliene apersero le porte. Ma Ugo dopo avere scacciato il duca, s’impadronì di Ratiero siccome d’un traditore, e lo racchiuse nella torre di Pavia, ov’egli restatosi due anni e mezzo, in capo a’quali ne fu tratto fuori per essere relegato a Como, ove passò un eguale spazio di tempo. Ottenuta in seguito la libertà di uscire dal proprio esilio, intraprese diversi viaggi, dai quali fatto ritorno, trovò l’ingresso di Verona per lui aperto, attesa la ritirata d’Ugo, cui Berengero II di lui competitore avea costretto ad abbandonare l’Italia. S’affrettò quindi a restituirsi presso il suo ovile, che allora un certo Milone reggeva a titolo di amministratore elettovi da Manasse arcivescovo di Milano. Non potendogli impedire di sedersi nuovamente sulla sua cattedra, Milone ed i suoi partigiani si diedero a tutt’ uomo a contrapporglisi in ogni cosa per isforzarlo alla rinunzia; ma Ratiero tenne sodo per ben due anni contro le innumerevoli contraddizioni che gli si eccitarono contro. La più forte, ed una fra le ultime, fu quella di veder Milone consecrato dall’arcivescovo di Milano all’oggetto di soppiantarlo. Egli era ben fermo nel proposito di guardare >1 suo terreno contro questo usurpatore, ma avendolo il re Lotario di soppiatto avvertito non essere in sicuro la di Ini vita, abbandonò per la seconda volta la propria sede. T. XIV. i5