DEI VESCOVI E PRINCIPI DI LIEGI 237 vedendo la burrasca assai difficile a calmarsi, lo consìlia-rono ad accettare un posto di cappellano che gli veniva offerto alla corte dell’imperatore Corrado. Fu ivi appunto eh’ci tenne una celebre disputa col medi-co dell’imperatore, il quale, essendo ebreo, acconsenti di perdere un dito della mano destra se lo si potea convincere della verità della religione cristiana mediante l’autorità delle scritture. Avendo Vazone accettata la sfida, pose la cosa in tale evidenza, che il medico confessandosi vinto, tagliossi tostamente il dito, e lo rimise a Vazone perchè lo custodisse infìno a tanto ch’ei lo ridomandasse siccome un bene che a lui spettava. In questo mezzo, essendo morto il prevosto Giovanni, Vazone fu chiamato ad entrare in sua vece. Gli abusi che s’erano introdotti nel capitolo eccitarono il suo zelo, e gli ostacoli ch’egli incontrò nel volerli riformare posero alla prova la sua pazienza e la sua fermezza. Dopo aver egli sostenuta questa dignità per lo spazio di quattordici anni, fu inalzato, come per noi fu detto, al vescovado di Liegi. Fino allora Vazone avea condotta una vita austerissima: non cangiò in veruna parte il suo trattamento allorquando fu vescovo. Accostumato a vivere del poco, distribuiva il superfluo delle sue rendite ai poveri. Ma la sua carità non apparve mai cotanto infiammata come il primo anno del suo episcopato, che per la Francia e l’Alemagna fu anno di carestia. Faceva venire grano da tutte parti, e distribuivalo gratuitamente a chiunque trovavasi nell’ indigenza. Allorché Goffredo duca di Lorena ebbe presa Verdun e ridottala tutta in cenere non eccettuata la cattedrale, il vescovo di Liegi tocco nell’animo da tale disastro, spedì ai canonici una somma ragguardevole per sovvenire a’particolari loro bisogni e per aiutarli a ristaurare la lor chiesa. Fedele sempre all’imperatore, egli distolse il re di Francia dal porre l’assedio innanzi ad Aix-la-Chapelle a cui lo avevano eccitato Goffredo ed i conti d’Hainaut e di Fiandra, mentre l’imperatore si trovava in Italia. Fece anche di più: dietro la nuova che Goffredo ed i suoi collegati cominciavano a dare il guasto alle frontiere della sua diocesi, si pose alla testa di un forte esercito, e colla croce in mano si recò contro di loro. I nemici furono respinti, posti in rotta e snidati dalle piazze di cui s’crauo resi signori. Con tale vittoria Vazone ì