DEI DUCHI DI GUELDRIA 383 mandato allora nei propri stati, trovò tutte le città disposte a cliiudergli in faccia le porte, tranne soltanto Ruremonde e Gueldria: le altre conferirono a Vincenzo conte di Meurs il (itolo di ruward. Esse poi istituivano fra di loro una lega, obbligandosi vicendevolmente a non levare alcuna imposta senonché a tenore delle antiche usanze, ed a non prestare al principe nè servigio nè tributo veruno. Nel 1472 stanco alla fine delle opposizioni che i partigiani del proprio figlio, a capo dei quali stava la duchessa sua sposa, non cessavano mai di eccitargli contro, egli cedette a titolo di pegno i suoi stati al duca Carlo, mercè la somma di 110-vantaduemila scudi d’oro (1), non che certe rendite nella Borgogna. L’atto di questo trasferimento, intavolatosi aSaint-Omer nel 7 settembre, fu poscia ultimato a Bruges il 3o del successivo dicembre, die penultima deccmbris ( Ponta-nus, pag. 549). Arnoldo non sopravvisse lunga pezza a questo trattato, essendo morto il 24 febbraio (festa di sau Mattia) dell’anno successivo. Aveva egli sposata nel i43o Caterina figlia di Adolfo II duca di Cleves e di Maria sorella di Filippo il Buono duca di Borgogna, dalla quale gli nacquero Adolfo, di cui ora abbiam favellato, Caterina che verrà qui presso, Maria che si legò in matrimonio con Jacopo Il re di Scozia, e Margherita sposa di Federico duca di Simmeren. La duchessa Caterina cessò di vivere nel i479 al più tardi (Pontanus, pag. ¿67). Il nostro Arnoldo fu principe moderato, liberale e pio, ma ebbe la mala ventura di possedere sudditi indocili, una trista consorte ed uno snaturato figliuolo. Il duca di Borgogna, dopo la cessione che Arnoldo aveagli fatta dei propri stati, ne ricevette l’investitura dall’imperator Federico; ma siccome tre o quattro fra le principali città della Gueldria s’erano rifiutate di riconoscerlo come loro sovrano, assediò Nimega, la principale fra queste, ed essendosene impadronito verso la metà dell’agosto i473 dopo tre settimane d’assedio, ne condusse (1) Nel 1^72 gli scudi d’oro che correvano in Francia, erano del lilolo di ventitré caratli un ottavo, e della taglia di settant’ uno al marco’, sicché novantaduemila scudi formerebbero un milionetrentaquattromilacinquecento-trenlaquattro lire, sei soldi, sette trenlunseltanlunesimo dell’attuale moneta francese.