DEI SIGNORI DI FAUQUEMONT 457 p. Bertholet (toni. IV, pag. 411) »0» si è meno ingannato riportandolo sotto l’anno 1227; essendoché in una carta di Walerano il padre, rilasciata nel 1218 a favore delia chiesa di Metz, Elisabetta viene di già appellata moglie del giovane Walerano (ap. Foppcns, Suppl. Opcr. Diplom. Miraci, toni. IV, pag. 23o): » Quoti dictus comes (Luxcm-» burgi IValcranus) de consensu . . . Walerani junioris iilii » comitis, pt Elisabethae uxoris ejusdem, sororis Domini » M. (leggasi II.) tunc temporis comitis Barrensis ». Noi avvisiamo che le nozze di Walerano il padre colla contessa di Luxemburgo celebratesi nel 1214 prestassero occasione a quelle de’loro figli. Elisabetta, giusta Bertholet (toni. IV, pag. 4u), portò in dote le terre di Marville e di Aranci; ma ella non ne godette vivente il marito, mentre egli mancava prima che si dividessero i beni della contessa Erme-sinda (ib'uL, toni. Y, pag. g4). Dopo la mancanza a’ vivi di codesta principessa, avvenuta nel 1246, s’impadroniva di queste due terre Enrico di lei figlio maggiore c conte di Luxemburgo, il quale non ostante le rimostranze di Elisa-betta proseguì a possederle per molti anni (il>iil.,pr., pag. 4o). Finalmente una convenzione conchiusa a Stavelo nella terza feria dopo la domenica Reminiscere (e precisamente il 10 marzo del 1253 V. S.) pose fine a sillattc contese. Enrico allora restituiva Marville ed Aranci, trasferiva la quarta parte di certi beni da lui medesimo acquistati nella sorella uterina, e ccdevale fra i possedimenti di Fiandra e d’Hainaut quelli che le spettavano, riserbandosi però l’alto dominio di Marville c d’ Aranci, se forse non lo riacquistava in appresso; mentre il p. Bertholet (pr. , pag. 56, tom. V, e pag. 140, c pr., pag. 62) produce un atto in data del 1.“ agosto 1262, con cui Walerano figlio di Elisabetta, signore di Monijoie e di Marville, e non già di Fauquemont, riconosceva di aver ricevuto in feudo codeste terre dal conto di Luxemburgo suo zio. Pochi mesi dopo, Tebaldo II conte di Bar domandava di essere ammesso alla partecipazione del diritto feudale rispetto a codeste città ed ai territori che ne dipendevano, cioè a dire che Walerano loro possessore dovesse per la metà di essi dominii prestar giuramento di fedeltà al conte di Bar, ma che tale vassallaggio non ne verrebbe per questo diviso; mentre Tebaldo doveva renderlo