DEI CONTI DI LOSS dama di questo nome, la quale era della famiglia di Loss, siccome può scorgersi dalla posizione dei beni eh’essa donò alle chiese di San-Giovanni e di San-Bartolommeo in Liegi nel punto che stava per vestire il velo della religione (Diplomata Lo ss etisia, n. i3). Ora questa Ermengarda, che assume il titolo di contessa, poteva benissimo essere stata la moglie di Emmone, a cui avrebbe sopravvissuto. Sia però com’esser si voglia, egli lasciava dalla sua consorte Arnoldo conte di Loss e Sofia duchessa in Ungheria, ricordati entrambi nella genealogia di sant’Arnoldo di Soissons. Nel supplemento di Butkens gli si attribuisce inoltre una figlia di nome Gertrude maritata con Guglielmo figlio di Eustachio II conte di Boulogne, Thierri canonico di Cologna e d’Fluì morto verso il in 5, ed in fine Gerardo. Quanto a quest’ultimo noi possiamo accordarglielo, ma rispetto a Thierri è più probabile eh’ ei fosse figliuolo d’Arnoldo, del quale ora faremo parola. ARNOLDO IL 1067 al più presto. ARNOLDO succeduto a suo padre Emmone nella contea di Loss concorse l’anno 1082 alla conclusione della famosa pace di Liegi (Bouquet, t. XIII, pag. 606). Nel io85 ei collocò alcuni armigeri in guarnigione di una torre dell’abazia di Saint-Tron allorché l’ambizioso Luipone vi facea sorgere delle turbolenze. L’imperatore gli conferì nel iog4, ovvero nel susseguente, certi domini e diritti de’quali il vescovo di Metz avea goduto in quel monastero; cosa che Io compromise verso Enrico I conte di Limburgo, che n’era l’alto prottetore (ibid. pag. 5g3-5g4). Malagevole tornerebbe il determinare fino a qual anno abbia Arnoldo vissuto. In un diploma del i.° luglio noi pubblicato da le Mire (Opera Diplom., toni. I, pag. 36g) troviamo fra i testimoni Gerardus comes de Los, Arnoldas etfrater ejus Theodericus, e l’editore poi attribuisce senza difficoltà il titolo di conte di Loss a cotesto Arnoldo, titolo che realmente egli porta in un altro diploma in data 16 maggio dell’anno stesso (ibid., pag. 674). Uopo è dunque ritenere che quel Gerardo ricordato nella carta del i.° luglio noi erroneamente venisse appellato conte di