DEI VESCOVI E PRINCIPI DI LIEGI 3i5 zionc degli Spagnuoli coll’appoggio del principe vescovo, del suo capitolo c del console non divenisse il partito dominante, e che i cittadini di Liegi non si prestassero alle viste ambiziose della casa austriaca. Ma nel i63i il timore che Ferdinando non li facesse condannare al bando dell’impero costrinse gli abitatori di Liegi a ricorrere alla sua clemenza, e quindi nel di 7 aprile fu ad essi concesso un generale perdono. Ferdinando si ritirava poscia a Bonn, sua residenza ordinaria, dopo aver conferita la carica di gran console di Liegi al barone di Berlon conte di Ilose-mont. In mezzo però a siffatte turbolenze ei non lasciava d’ instituiré parecchi stabilimenti di società religiose nella sua città vescovile, dove nel 1614 concorsero alcuni Agostiniani del santo Sepolcro, nel 1617 i Carmelitani scalzi, siccome ‘pure i Minimi, nel susseguente gli Orsolini, e due anni dopo i Celestini, i Domenicani, i Cappuccini, i Recol-leti7 i Carmelitani, i Religiosi della Concezione, gli Urbanisti e le monache del terzo ordine di san Francesco. Nel maggio del i636 gl’imperiali sotto la condotta di Carlo duca di Lorena, del Piccolomini e di Giovanni di Werth piombarono nel paese di Liegi, lo posero a guasto, e strinsero d’assedio la capitale per obbligarla a spiegare partito contro i Francesi, e punirla in pari tempo d’aver loro somministrate nell’anno precedente delle vettovaglie durante l’assedio di Lovanio. In questo estremo caso le differenti fazioni dei cittadini si unirono insieme contro il comune nemico: venivano cacciati dalla città tutti i canonici, ed il gran console s'imprigionava. L’amure della libertà poneva in mano le armi a tutti i cittadini: rigettate le condizioni di pace che lor s’offerivano, felicemente eseguirono alcune sortite, in una delle quali posero il fuoco nel quartiere di Giovanni di Werth. Finalmente il nunzio, che allora si trovava in Liegi, maneggiò un accomodamento fra i cittadini e il loro vescovo: promettendo questi di riconoscere l’imperatore e di contribuire al vantaggio dell’impero, sborsarono una somma al principe Carlo, e così liberaronsi dal-1’ assedio. Ma non appena il nemico crasi ritirato, ricominciarono in Liegi le turbolenze: *i cittadini portavano le proprie querele innanzi al pontefice Urbano Vili contro i soprusi del loro vescovo. Il borgomastro Sebastiano era per