DEGLI ARCIVESCOVI DI TREVIRI 389 il più difficile a domare fu Giovanni di Hurte, che dal proprio castello di Schoneck funestava colle sue scorrerie le terre dell’abazia di Pruim. Nel i45o, in occasione del giubileo pubblicato da Nicola V successore di Eugenio, l’arcivescovo di Treviri intraprese il viaggio di Roma, ove ottenne non solamente l’indulgenza ma i redditi eziandio della cura di Creutzenach da Nicolao concessagli insieme coll’aspettativa del vescovado di Metz, nel caso che fosse rimasto vacante mentr’egli viveva (Hist. dipi. Trevir., tom. II, pag. 4,2-4,3). Questi favori però non valsero ad assoggettare l’arcivescovo di Treviri alla corte di Roma; mentre dopo la morte di Nicolao V e l’elezione di Calisto III egli non-dubitava punto di unirsi ai principi eh’erano d’avviso di restringere l’ascendente della corte di Roma nelle materie formanti P oggetto del concordato dalla nazione germanica con Eugenio. Tuttavia questo disegno non sortì alcun effetto per certe vie d’interesse, che Enea Silvio fece valere presso l’imperatore. Essendosi poi Jacopo di Sirck recato alla corte di questo principe, fu colto al suo ritorno, verso il finir del settembre 14^5, da una malattia di languore, di cui egli attribuì la causa ad un veleno. Comunque fosse la cosa, certo è che questa lo condusse a morte nel a5 maggio del i456. Coloro che scrissero la di lui vita ce lo rappresentano siccome un uomo talmente simulatore, che gli stessi suoi familiari non potevano indovinare i suoi pensieri; ed in pari tempo gli rimproverano di aver esaurito tutto il tesoro della sua chiesa, ed ammassato per ogni genere di vie quanto più denaro potè per arricchirne i propri congiunti. Tuttavia duopo è convenire aver egli operate molte cose commendevoli nel suo governo: ristabilì la disciplina in varii monasteri, e ne riparò altri già caduti in rui-na: favorì gli uomini di lettere, ottenne nell’anno 14^4 (V. S.) lettere di permissione da papa Nicolao V in data del i febbraio per fondare l’università di Treviri, sebbene queste non sortissero il loro effetto che dopo la di lui morte. Abbiam di sopra veduto quale diligenza egli ponesse nel preservare la propria autorità dalle lesioni che tcntavasi di recarle. Una cosa notevole, ricordata dall’autore delle sue gesta, e che pure i diplomi ci additano, ella e questa, che nei primi anni dell’impero di Federico III