DEI CONTI DI FIANDRA » guidò nel palazzo; ma questi non trasse da tutto il veli scovado altro beneficio che questo alloggio, non che quel-» lo di celebrare, siccome vescovo ».A Roberto stava sempre a cuore la città di Douai che il suo predecessore Roberto il Frisone, come vedemmo, aveva lasciata nel 1091 a Baldovino II conte di Hainaut. Per ottenerla senza violenza, egli propose intorno alla stessa epoca a Baldovino III di lui figlio e successore che si togliesse in matrimonio una fra le nipoti della propria moglie, ch’era Adelaide di Savoja, poscia regina di Francia c sposa di Luigi VI; c per sicurezza che manterrebbe la sua parola, volle che il castello di Douai fossegli consegnato. Il conte d’ Hainaut non aveva per anco veduta la principessa, ma in seguito non più giudicò ben fatto di darle la mano, e la città di Douai fu quindi per lui perduta. Questo fatto da qualche storico viene attribuito a Roberto il Frisone; ma è fuori di controversia -che si avverò fra Roberto II e Baldovino III, come noi mostriamo nella prefazione del tomo XIII degli Storici di Francia alla pag. 5j. Intanto Gaucher aspirava tutto-giorno a ritogliere il vescovado di Cambiai ad Odone, che era protetto dal conte di Fiandra; ed essendogli riuscito di volgere a suo vantaggio l’animo del nuovo imperatore Enrico V, lo indusse a recarsi in Fiandra nell’anno 1107. Sparse la sua venula si fatto terrore in questa contrada, che il castellano ed i più nobili di Cambrai si diedero tosto alla fuga; ma Roberto, ben lungi dal seguire l’esempio loro, si pose anzi in istato di far fronte all’ imperatore. Chiusosi dentro a Douai, videlo senza timore appressarsi a questa città, a cui diede nel terzo giorno, o secondo altri in capo a due mesi, un fiero assalto; « ma il conte si difese » a meraviglia, sicché rimasti uccisi non pochi cavalieri » dalla parte dell’imperatore, l’assalto fu abbandonato. Si » tenne allora un concilio fra tutti i gran principi dell’e-» sercito nemico c l’imperatore, perocché vedevano essi che » nulla giovava per impadronirsi del castello; proposero quin-» di al monarca che si acconciasse col conte di Fiandra, ed » egli presterebbegli omaggio c servizio con giuramento di » fedeltà. Allora l’imperatore accolse il conte di Fiandra in « persona, e furono buoni amici; per modo che gli donò » la castellania della città e la piazza di Casscl nel Cam-