DEI CONTI DI FIANDRA 4.7 Baldovino* Giovanni vescovo di Metz, poscia di Liegi; Filippo morto senza discendenza; Beatrice moglie, come si disse, di Florent V conte d’Olanda; Margherita moglie di Giovanni I duca di Brabante; Maria detta Giovanna, maritata, i.° con Guglielmo primogenito di Guglielmo IV conte di Juliecs, ch’ebbe due figli dello stesso suo nome; 2.0 a Simone di Chateau-Villain. I figli del secondo letto sono, Giovanni conte di Nainur; Guido di Richcbourg, conte di Zelanda sino al i3io, in cui cedette quella contea a Guglielmo III conte d’Olanda (Kluit, part. 2, pag. 38o-38i); Enrico* conte di Lods o Loddes; Margherita maritata, 1. con Alessandro principe di Scozia; 2.“ con Rinaldo I conte di Gueldria; Giovanna religiosa; Beatrice moglie di Ugo di ChatiIloti conte di Blois e di Saint-Pol; Filippa promessa al principe di Galles nel I2g4? morta nel i3c>4, o i3o6, giusta Meier^ Isabella maritata nel 1307 a Giovanni di Fiennes. Il conte Guido, con un fondo di bontà che si sarebbe ammirata in un privato, non potè giammai giungere a farsi ¿mar dai Fiamminghi. Tutti i mali che afflissero al tempo di lui la Fiandra, li ascrivevano alla sua imprudenza e non senza ragione. Accostumati d’altronde alla magnificenza della contessa Margherita, non potevano veder senza spregio il tuono borghese e meschino che dominava alla corte di suo figlio. Di fatto Guido amava il denaro e in ogni occasione mostrava estrema ansia di accumularne. Non vi fu mai verun principe che come lui accordasse tanti privilegi e se li facesse cosi bene pagare. Le città di Fiandra, avide di tali spezie di grazie, che in seguito si fecero assai ben valere, fornivano immense somme per ottenerle. Il quale prodotto, unito a grande economia, pose il conte Guido in istato di far egli solo più acquisti che fatto non aveano tutti i suoi predecessori. Con ciò, senza toccar le rendite dello stato, arricchì la sua numerosa famiglia, e trasse al suo servigio molti signori stranieri col-l’assegnar loro pensioni, conosciute a quel tempo sotto il nome di fendi di borsa ; le quali sottoponevano coloro cui si pagavano all’omaggio semplice e ne facevano tanti vassalli obbligati a servire durante la guerra coti più o meno genti d’armi, a proporzione della somma che ricevevano. T. XIII. 27